Chiesa delle Benedettine

Contenuto

da "Il Capitolo Cattedrale di Andria ed i suoi tempi"

di Michele Agresti (1852-1916)

Capitolo VI
"Altre Chiese figliali dipendenti dal Capitolo Cattedrale,
destinate poi alle varie case religiose della città"

Chiesa della Trinità o delle Monache (demolita)

4. La Chiesa delle Benedettine

4. La Chiesa delle Benedettine. Di questa splendida Chiesa facemmo pure menzione, laddove parlammo della introduzione di quelle monache in Andria. Diremo qui qualche cosa riflettente la struttura ed i lavori d’arte, che questa Chiesa contiene. La sua prospettiva si presenta maestosa, con ampia finestra e spaziosa gradinata, che mette capo ad una grandiosa porta, per la quale si accede in Chiesa. Una lunga iscrizione ricorda i cinque patrizii andriesi [1], che nel secolo XIII, con proprio denaro, fondarono in quel luogo l’ospedale della SS. Trinità e di S. Riccardo; la istituzione delle monache benedettine, che nel 1563 surrogò quell’ospedale; la demolizione dell’antico convento e della Chiesa; finalmente la costruzione nuova, fatta sotto il Vescovato di Mons. Palica nel 1774 [2]. La Chiesa è ad una sola nave con piccolo presbiterio senza balaustra. Otto spaziose finestre dan luce alla Chiesa, ed al Coro, che posa in alto, a ridosso dell’altare maggiore, avendo accesso solamente dall’interno del Convento. Due spaziosi coretti a gelosie (l’uno che abbraccia tutta la parte del Coro dal lato dell’altare maggiore, e l’altro, che si estende lungo il muro soprastante alla porta d’ingresso di detta Chiesa) sono ammirabili per lavoro d’intaglio e per ornamento, fregiati in oro puro. Altri sei coretti minori son disposti simmetricamente lungo la Chiesa, ed egualmente fregiati in legno dorato, e tutti, come i primi, con in cima delle creste rabescate.
L’altare maggiore, tutto in marmo finissimo, è degno di grande ammirazione. Nel frontespizio spiccano tre statuette coi rispettivi simboli dell’ancora, della Croce e di una face ardente, che indicano le tre virtù teologali Fede, Speranza e Carità. Nei corni dell’altare dei grandi Serafini sostengono i candelabri. Fra i gradini soprastanti alla mensa e la fascia, che si estende in testa, ammiransi degli scudi con fogliami, rami di palme e frutta. La fascia superiore, egualmente pregevole per ornati, termina con una cornice a marmo bianco, segnata da linee nere. Ai lati si vedono due grandi scudi con lo stemma del Vescovo De Anellis, al quale si deve questo pregevolissimo altare ed altre opere esistenti in questa Chiesa, avendo Egli legato tutto il suo ricco patrimonio a vantaggio di sua sorella, monaca benedettina, la quale poi tutto erogò a vantaggio di questa Chiesa [3]. La portellina della custodia, messa sulla mensa, porta, rilevata in argento, la sfera del Sacramento, circondata da quattro teste di Serafini. Il palliotto di questo altare, egualmente di finissimo marmo, porta nel mezzo scolpito S. Benedetto col corvo, che gli somministra il pane quotidiano, tenendo in punta il pastorale, ed ai piedi la mitra.
Due pregevolissimi altari minori, siti l’un di fronte all’altro, a metà della Chiesa, sono pure ammirabili per la finezza dei marmi e per la bontà del lavoro. Essi portano le spalliere, egualmente di marmo, freggiate a forma di panneggi, con marmi a color sangue di drado, con vaga fimbria giallognola, tempestati di stelle e di piccoli cuori a color nero e giallo. Dai corni degli altari sporgono teste alate di serafini. In mezzo ai paliotti vedesi uno scudo color verde, con nel centro una croce. Ai lati dei medesimi vi sono dei pilastrini con fasciette di varii colori.
Quattro grandiosi archi, fregiati di rosoni e foglie nel mezzo, sostengono la volta della Chiesa, tutta ornata di finissimo stucco [4].
Nel mezzo di essa si vedono dei grandi dipinti, chiusi in cornici dorate; il primo rappresenta la SS.ma Trinità, cui la Chiesa è dedicata; gli altri rappresentano il Patriarca S. Benedetto, pontificalmente vestito nell’atto di celebrare il sacrificio della messa; di dispensare la Eucaristia ai suoi discepoli; d’insegnare la regola ai medesimi; e finalmente nell’atto di sedere al desco con la diletta sorella Scolastica, assistita da un’altra monaca, e da due fraticelli dell’ordine benedettino.
Due altre tele si ammirano sui due altari minori, l’una rappresentante Gesù deposto dalla Croce, ed adagiato nella Sacra Sindone, circondato dalla Vergine genuflessa ed impietrita dal dolore, dalla Maddalena, che versa un rivo di lacrime e da Giovanni che, triste, contempla lo straziante spettacolo, mentre tre Serafini, scendendo dal Cielo, arrestano il loro volo a quella pietosa scena. L’altro dipinto rappresenta S. Benedetto e Santa Scolastica seduti in alto, avendo il primo a lato un angioletto, che tien fra le mani la mitra ed a piè il corvo sul pastorale; l’altra una colomba con l’ali spiegate. Sottoposto ai due germani si vede S. Mauro col pastorale tra S. Gertrude col cuore aperto, da cui spicca il Bambino Gesù, e S. Edita, figlia dell’anglo Re Edgardo, la quale vagheggia fra le braccia il Bambinello. Vicino a lei si vede S. Placido.
Un’altra tela trovasi dietro l’altare maggiore, rappresentante S. Nicola di Bari e S. Riccardo, fronteggiati dalla SS. Trinità.
Accanto alle due artistiche fonti dell’acqua santa leggonsi due iscrizioni, l’una riportante l’indulgenza, concessa da Papa Pio IV (con Bolla del dì 7 Maggio 1663) a tutti coloro che, confessati e comunicati, si recano a visitare detto Tempio, durante l’ottava della festività della SS. Trinità, pregando per la conservazione della Chiesa Cattolica; l’altra faciente menzione delle nuove opere eseguite in questa Chiesa, essendo Badessa la suora Edvigi Iatta, e Vescovo di Andria Mons. Palica [5].
Nella piccola sacrestia si ammirano due urne, chiuse da cristalli, contenenti l’una Cristo con una canna in mano, e l’altra Cristo che portasi nel l’orto degli ulivi. Lavori entrambi del bravo scultore Andriese Brudaglio. Osservasi pure un lavamani di marmo giallognolo, formato a conca, sottoposto ad una spalliera, egualmente di marmo.
Questa Chiesa, col vasto Monastero, forma un’isola, tagliata da tre strade e dalla piazza, che mette capo al Duomo, e termina con la Chiesa delle Benedettine.
NOTE    (Nell'originale la numerazione è di pagina e non progressiva)
[1] Questi cinque benemeriti patrizii Andriesi, dei quali abbiamo già fatto parola a suo luogo, furono: Quarti, Fanelli, Superbo, Gammarota e Madia.
[2] La nuova costruzione fu eseguita a spese della monacha benedettina Aurelia De Annellis, la quale ereditava dal fratello Domenico, Vescovo di Andria, un pingue patrimonio. Dai frutti di questa eredità fu ricostruito il Convento e la Chiesa.
[3] Nel I. volume di quest’opera, a proposito della famiglia patrizia De Anellis (pag, 306, in nota), siamo incorsi in un involontario errore, la dove dicemmo, che la famiglia De Anellis (oggi estinta) abitava il palazzo Marziani; laddove avremmo dovuto dire il palazzo dei signori Spagnoletti, ora passato in proprietà dei signori Squadrilli, i quali lo hanno di molto ingrandito ed abbellito.
[4] I lavori di stucco furono eseguiti dall’artefice Domenico Cocatrida di Monopoli nell’anno 1775, come rilevasi dalla iscrizione messa sull’arco interno della porta della Chiesa.
[5] Queste due fonti, ricche di finissimo marmo bianco, ornate di spalliere di marmo giallo, rosso, nero e verdognolo, con cornici accartocciate a guisa d’obelischi, portano l’una scolpito lo Stemma del Patriarca Cassinese, l’altro quello di Mons, Palica.

[tratto da “Il Capitolo Cattedrale di Andria e i suoi tempi” di M. Agresti, tipi Rosignoli, Andria, 1912, Vol.II pag.107-109]