Dalla corte del Palazzo Ducale

Contenuto

Palazzo Ducale e Cattedrale in un dipinto del Quattrocento

Dalla corte del Palazzo Ducale

Palazzo Ducale: balconata presso Cattedrale

Itinerante nel borgo antico
curioso d’arcaici retaggi,
dall’arco federiciano di Porta Sant’Andrea
risalivo ier l’altro sera per l’erta viuzza
che San Domenico e casa Chio rasenta
carezzando a destra
la campanaria torre dell’ore e Mater Gratiæ;
superata a manca
la leggiadra palazzina Ceci
mi soffermai alfine a prender fiato
nell’appianata radura
dell’andriese Corte avita
che in due anse si schiude:
ancora una volta
il mio sguardo in ampio versante
fu accattivato
dagli imperituri emblemi
del duplice local potere.

Palazzo Ducale: portale di largo La Corte

Quivi, altero e possente Palazzo Ducale
sfrontatamente affianca
la normanna ingalluzzita Cattedrale:
con alterni umori
complici antagonisti
d’eclatanti storici eventi.
La spalla destra ritratta
signorilmente le porge il Palagio,
attraverso i più vetusti resti
dai Del Balzo provenzali costrutti
allorché, ai primi del Trecento,
per angioina dote, Beatrice e Beltrando
nuovi Conti divennero della sveva Rocca.

Vestigio di robuste intese e scambio di favori
oggi in minor tono splende,
cerniera tra i due monumenti d’annosi intrighi,
la suggestiva balconata a colonnine in doppia pancia,
che esternamente orna e alla memoria chiama
la contrastata sala del tronetto;
s’apriva questa, con elegante volta a schifo,
e per trecent’anni prepotente
nel presbiterio s’intrufolava
a fronte del trono vescovile,
acché Conti o Duchi assistessero
con pari ampollosità ai religiosi riti.

  

Nel socchiuso impettito portale
sguiscia d’incanto il mio pensiero
rischiarando eventi adombrati dal tempo …
E or ecco,
è una tiepida sera del milleseicento quarantanove.

Ventitré rintocchi[*] del tramonto imminente,
dalla vicina torre attesi, son già saliti
nello slargo parato a festa:
nacque giorni addietro il conte Fabrizio
ed oggi la gran magione s’anima
di lucciolanti luminarie e nobili invitati.
Accoglie il Palazzo
superbe carrozze da piume e fiocchi ornate,
riversa nell’ampia corte interna,
di drappi vezzosa,
dame e signori in vaga pompa abbigliati.
Il verde giardin pensile
trattiene gli ospiti fino all’ora della festa
in un largo affaccio alla Catuma,
lo spiazzo più vasto
disteso tra il borgo e le malferme mura di porta Castello.
Faraonica la sala delle feste,
che al nobil piano amplissima s’estende
e la sua volta innalza sì tanto
da perforare e arditamente invadere il superior vano,
pronta è a presentare “Gli sdegni placati”,
buffonesca commedia dell'Arte in gergo pugliese
per l’occasione composta dall’Avitaia,
patrizio e scrittore ruvese di grido,
per poi dare sfogo alla cena ai giochi e alle danze.

Un cigolio di cardini e una secca battuta d’anta,
dal pregiato portale d’improvviso echeggiati,
mi scuotono al presente e allo stato attuale dei luoghi:
tra modifiche d’opinabile gusto e moda
pregevoli emergono d’arte contemporanea
le splendide tempere in stile Liberty
che da un secolo adornano le più belle stanze
di questa augusta dimora.

Ma, ad oggi …
purtroppo il portale è serrato ad ogni uso e visita,
e spiando dagli anfratti sui muri e le volte,
evidente appare l’urgenza di altri mirati restauri.
    È tempo, ormai,
che si restituiscano alla Città e al mio sentire
le artistiche gioie dell’eredità Ducale,
perle diversissime dei suoi trascorsi,
perché un rinvigorito soffio d’intime pulsioni
pei resti dell’arte degli avi più operosi
ammalî e conquisti l’assuefatto nativo
e il turista che ancor fuggevole vi s’accosta.

da "I pensieri del Folletto" sdt

Palazzo Ducale: salone delle feste

NOTE
[*] 23 rintocchi nel Sei_settecento annunciavano al popolo l'inizio dell'ultima ora del giorno, che perciò terminava col tramonto del sole.