Pandora  (San Valentino 2017)

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Pandora

(San Valentino 2017)

(parafrasando HēsÝodos)

Plasm˛, l’ingegnoso claudicante Efesto
da fertile terra e chiara acqua di fonte
Pandora,
la prima donna, vereconda e pura,
d’ogni pregio e mirabil dono ponte
per l’uomo che arte e bellezza adora.

D’un nobile e prezioso cinto l’adorn˛
su evanescenti vesti dai mille decori
Atena glaucopide, spuma di mare;
le CÓriti affissero nelle sembianze sue
gioia prosperitÓ e lo splendor degli ori;
ammalianti suasioni ad ella amare
pose in seno al seducente sguardo
Peito incordando di Eros un dardo.

Custodi celesti dell’eteree porte
e delle stelle l’ordinato corso
l’Ore, dalle fluenti chiome folte,
coi pi¨ bei fiori di gaia primavera
l’ovale capo cinsero di aulente vera.

Ermes alfine, perspicace alfiere,
l’indole furba e birichina infuse
nella mente e nel rubente cuore,
e sulle tumide labbra ognor procaci
scaltre lusinghe tra gli arditi baci
effuse.

Novello Epimeteo, or di riflessi tardo,
mi accorgo al tenue odor di nardo
che la mia Pandora
da cinquanta Valentini m’innamora,
dispensa di getto ai miei giorni estrae
dal suo inesauribile scrigno di premure
rosee perle d’amore cristalline e pure.

da "I pensieri del Folletto" sdt

 

[sullo sfondo: Pandora, di John William Waterhouse]

Pandora (1861), di Pierre Loison - Louvre (foto by Marie-Lan Nguyen/Wikimedia Commons)