Dilemma d'altri tempi

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Dilemma d'altri tempi

Chiostro coperto di Sant'Agostino - particolare di un capitello
   Dimmi,
o mio mondo, caro:
in punta di piedi in te procedo
acché non infanghi la tua natural purezza
col lercio delle mie consunte suole
e, fino all'ultima stilla, goderne ...
sei forse tu,
mia adorata umanità, nei tratti cangianti del prossimo incarnata,
cuori intriganti in armoniche forme
ed ammalianti suoni,
acme di prorompenti e dolci sensazioni,
allora sù, dimmi,
sei tu, mia fremente terra,
che erompendo dal rigonfio della mia zolla
turgida fiorisci nei colori intensi del sensuale amore,
adunque, sei tu
che dispensi luce entusiasmo e vita?

Si adombra il cielo, l'anima mia,
a tal kantiano dubbio, arroganza, insulto
e rimanda imperiosa:
- Volgi gli occhi ove l'azzurro smarrisce il tuo sguardo,
smemorato e ingrato,
all'astrazione lirica del tuo sentire,
ecco, son io
a render leggiadra qual avvertita forma;
con dorati colori carico e indefinibil magia
ogni sonora o visual tangibile tua pulsazione.
Rapporti continuamente creo inediti ed insperati
tra l'esperire e la tua sensibil psiche
sì che le emerse emozioni brillino
e in cromatiche cascate esplodano di appaganti pensieri:
s'infrangono in mille labbra
che invisibili e lievi baciano
le socchiuse palpebre del tuo incantato
sognante io.

Da ambedue distante qual estraneo rifletto
su tal dilemma, nemesi ineffabile
che in me perennemente arde tra cielo e terra;
entrambi accampano fonti inesauste di fugaci gioie
rivoli di felicità.

M'acquieto, assereno,
e come sempre torno a sorridere di me,
dei miei pazzi pensieri.
da "I pensieri del Folletto" sdt