Sul declivio di S. Margherita

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La lama di Santa Margherita Basilica di Santa Maria de' Miracoli - retro

Sul declivio di Santa Margherita

Un tepido sol di febbraio
lumeggiava radente sul declivio
di Santa Margherita in Lamis
allorché il Tucchio e il Palombino
glabri in viso e freschi d’una celestial visione
pervengono in tutta fretta a quell’anfratto
testé sognato d’un Bimbo in grembo a una Madonna
di grazie piena a ridondanza.
La carrareccia appena percorsa
macchiettata dal secco sterco dei muli da soma
forzava lo sguardo al canale,
che spediti avevan lasciato più a valle
risalendo l'irta china d'oriente.
D'intorno uliveti e vigneti e tra essi
mal celati dalla rada coltura
i numerosi antri quasi a schiera,
su ambo i lati della stretta lama:
grotte in contrasto coi tenui dei germogli e viticci,
e confuse tra i grigi e il bruno a zolle del pendio.
Sostano a prendere fiato là, infiacchiti, a una siepe,
dove un orticello rabberciato nei ritagli del giorno
limitava un impervio sentiero;
la giovane vite a ceppo maculava ai loro piedi
l'ocra spugnosa rigirata da un erpice
e i vecchi ulivi ombreggiavano
solchi discontinui di fave e piselli
chiudendo allo sguardo una vista più ricca dei luoghi
e l'impossibile distesa del mare lontano.
E varcando la soglia alla più ampia grotta
timorosi dei racconti sull'Indemoniata Valle
ma sospinti da nuova riacquistata fede
all'incerta luce di una lampada
appare loro una coppia di agiografici affreschi,
dall'umido erosi e dalle bianche muffe.
La Vergine col Bimbo, paziente,
li attendeva in una cavità più piccola, più raccolta,
segreta da macerie a manca della prima:
folgorati vi sostano per le affinità col presagio …
e votiva la lampada, d'olio ardente, sul rude altare
resta da quel dì, febbraio del cinquecentosettantasei,
d'innumerevoli grazie teste e di riconoscenza.
Torna  il Tucchio con l'amico sul ripido versante
al quotidiano che or s'illumina dei prodigi della fede
d'una moltitudine crescente d'imploranti grazie.
Una frenetica processione di formiche intanto s'affrettava
a riporre al buio inviolato dei tortuosi cunicoli
immaturi grani d'avena strappati alle spighe da giovane mano,
(predizione scherzosa di prole alla bella);
vivaci macaoni alternavano scomposti sfarfallii
alle pose sui petali gialli della piccante rucola
o sui lilla dei denti di leone nettare succhiando.
Tarda è la notte e piccole l'ore
s'illumina la valle dei ceri de' devoti
quando a settembre s'appresta la festa dei Patroni
e la teoria di luci ciondolanti al passo del corteo
incanta, improvviso librarsi, la vista a un paesaggio,
cangiante, vario di forme e colori
ove il senape scurisce nel verdone
migrando sugli assiepati rovi picchiettati dal rosso nero
delle ultime drupe
o sull'argenteo cinereo degli olivi
e zuma repente sfuocando su un guizzo di fringuelli in volo.
Cripta della Madonna dei Miracoli, particolare dell'altare
da "I pensieri del Folletto" sdt