Nella Terra di Bari,ricordi d’arte medioevale: Andria,1898

Contenuto

da Nella Terra di Bari
ricordi d’arte medioevale
illustrati da 127 zincotipie”

a cura del Comitato per la Mostra di Arte Pugliese all’Esposizione di Torino del 1898
(stralcio )

III
Andria

La Cattedrale di Andria varie volte restaurata e ampliata non conserva del tempo normanno in cui fu fondata se non la pianta delle tre navi eguali fra loro. Sono scomparsi pure i ricordi del tempo svevo e fra essi i tumuli delle due imperatrici mogli di Federico II. Il campanile, che in origine sorgeva isolato a sinistra del prospetto, appartiene per il basamento al sec. XII e pei piani superiori al XIII. Tra le costruzioni aggiunte da ogni parte all’edificio nel corso dei secoli è notevole l’ardito arco del presbiterio firmato: Alexander Guadagno Andriensis hoc opus arcuatum MCCCCLXV construxit. A sinistra del presbiterio è una cappella, dove in una serie di piccoli bassorilievi del secolo XV sono figurati gli avvenimenti della vita di S. Riccardo, patrono della città.

Tra le altre chiese di Andria da notare in primo luogo quella ora dedicata a S. AGOSTINO, della quale riproduciamo l’interessante portale (fig. 12). Nel bassorilievo della lunetta sono rappresentati nel centro il Salvatore e ai lati S. Remigio vescovo di Reims e S. Leonardo. A quest’ultimo era intitolata in origine la chiesa, fondata nel sec. XIII dai Templari e rimasta in loro potere fino al 1316. In seguito fu concessa agli Agostiniani che la tennero fino al 1809. L’unica nave era decorata di affreschi, che furono cancellati nel restauro del 1770, e che alludevano, secondo la testimonianza di uno scrittore locale del secolo scorso, alle opere dell’ordine del Tempio.

portale, foto del 1898

Dello stesso stile della porta di S. Agostino sono le due porte della chiesa di S. FRANCESCO. Quest’ultima coll’annesso convento fu incominciata a costruire nel 1230 e compiuta, dopo una lunghissima interruzione, nel 1346. Nel chiostro è una porta dalle linee barocche, ma ornata negli stipiti e nell’architrave da viticci e grappoli in una curiosa imitazione della maniera medievale: nella fascia ricorrente sono riunite le seguenti due iscrizioni: Hoc opus factum est in anno MCCXXX. MCCCXLVI. Sub pontificatu domini, domini nostri Clementis VI pape per magistrum Bonannum de Barulo. Una sala dell’antico convento conserva ancora le volte a crociera.

E volte di simil forma si vedono pure nel convento di S. MARIA VETERE, fondato dai Minori Osservanti a principio del sec. XV. Nella chiesa annessa erano alcuni dipinti su tavola di Antonio da Murano (1467) e un trittico di Bartolomeo Vivarini (1483) che ora sono conservati nel museo provinciale di Bari.

In un gotico molto avanzato fu costruita la chiesa e il convento di S. DOMENICO fondati nel 1398, a giudicare da quel che rimane della primitiva costruzione: il fianco meridionale della chiesa e due lati del chiostro. In questa chiesa erano le tombe dei Del Balzo, feudatari di Andria, e nella sagrestia si osserva tuttora lo scheletro del duca Francesco II del quale vi è pure un ritratto a mezzo busto di buona scultura fiorentina del Rinascimento.

È pure notevole la chiesa di S. MARIA DI PORTA SANTA, elevata in parte nel secolo XV e in parte nel XVI. L’unica nave è sormontata da due cupole ottagonali che sono formate da volte sostenute da costoloni.

Fuori le mura della città dal lato di ponente sono varie grotte scavate nel tufo con rozze dipinture a fresco, dimora di monaci Basiliani. La più importante e meglio conservata è quella di S. CROCE. Ha la forma basilicale e le pareti sono tutte istoriate di fresco in un tardivo stile bizantino del secolo XIV. Ne riproduciamo due che rappresentano la creazione della donna e un santo monaco che benedice (fig. 13 e 14).

San Leonardo - foto del 1898 Creazione di Eva - foto del 1898

Delle costruzioni civili medioevali non si conserva nulla: l’antico castello fu rifatto dalle fondamenta nel cadere del secolo XVI e trasformato in un sontuoso palazzo baronale. Recentemente è stata abbattuta una casa che aveva una bella finestra bifora descritta dallo Schulz.

— ↑↑↑ —

X
Castel del Monte

È il monumento più insigne fra quanti ne avanzano del tempo svevo nell’Italia meridionale.

Castel del Monte - foto del 1898

In nessun altro, come in questo, appaiono così evidenti i caratteri essenziali di quel periodo: la compenetrazione di elementi medioevali con elementi classici nell’architettare e nell’ornare e la grande perfezione della tecnica (fig. 62, 63, 64). Al che si aggiunge che la pianta dell’edificio - un ottagono con ai vertici otto torri anche ottagonali – è affatto originale (fig. 61). Si spiega dunque l’ammirazione che desta da circa un secolo negli intendenti e la copiosa bibliografia che gli appartiene.

Sala superiore - foto del 1898 Sala Superiore - Disegno del Bernich

Il Castello del Monte è entrato a far parte oramai di quelle opere d’arte che sono citate anche da chi non le conosce e ammirate anche da chi non le comprende. All’interesse artistico si aggiunge l’interesse storico; specialmente pei ricordi che evoca della dominazione sveva e angioina, pei sollazzi che forse vi godé Federico II, che fece costruire questo palazzo intorno al 1240, e pei dolori che certamente provarono i figli di Manfredi e i partigiani di casa sveva tenuti qui prigioni nella seconda metà del milledugento. Castel del Monte rimase dominio regio anche sotto le dinastie Durazzesca e Aragonese e solo nel 1507 fu unito al feudo di Andria e concesso al gran capitano Consalvo di Cordova. Da un suo nipote lo comprarono nel 1552 i Carafa, una delle più potenti famiglie del regno di Napoli, che lo ha poi ceduto allo Stato nel 1876.

Sala inferiore - disegno del Bernich

[testo tratto da “Nella Terra di Bari – ricordi d’arte medioevale illustrati da 127 zincotipie”, a cura del Comitato per la Mostra di Arte Pugliese all’Esposizione di Torino, V. Vecchi Tipografo-Editore, Trani, 1898, pagg. 11-13, 34-36.]