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Le Mura e le Porte
in una illustrazione di Cassiano de Silva
a inizio Settecento

Pianta di F. Cassiano de Silva, inserita in "Il Regno di Napoli" di G.B.Pacichelli del 1703

Nell'immagine son ben visibili le mura della cittÓ e alcune sue porte: Porta del Castello con un contrafforte sulle mura di nord-est, Porta Sant'Andrea tra le mura verso ovest, Porta La Barra a sud. Tra queste ultime due porte nel '700 fu costruita Porta Nuova, mentre forse giÓ del XIII secolo era stata abbattuta gran parte di Porta Santa per edificarvi l'omonima chiesa dedicata alla Vergine Maria.

Prima del secolo undicesimo Andria non aveva mura e, nei documenti finora trovati, era considerata un locus - villaggio dipendente dalla civitas - cittÓ di Trani. Furono i Normanni a dotarla di mura ed elevarla al rango di cittÓ incrementandone prestigio e potere sul territorio circostante.

Per uno studio approfondito sulle porte si legga l'ottimo lavoro dell'architetto Vincenzo Zito: L'antica "Porta del Castello" di Andria, 2a edizione dell'autore, 2014.

Osserva anche le PORTE ›› in immagini del XV secolo)


A fine Seicento, un ventina d'anni prima che Cassiano de Silva disegnasse la sua veduta della nostra CittÓ (nella foto sopra), il poeta andriese Ferdinando Fellecchia ne descriveva una altrettanto bella e precisa nel suo poema su "La vita del gloriosissimo S. Riccardo primo vescovo, e padrone d’Andria".
Ecco le prime stanze del VI canto in cui il Fellecchia descrive poeticamente Andria, non disdegnando di credere anche alle sue fantasiose origini diomedee.

2
Sotto l’Etrusco Ciel, nel suol pugliese,
Nel Regno, ov’hÓ Partenope sua Reggia,
Ne la Provincia ancor detta Barese,
FrÓ quell’altre Cittadi Andria pompeggia.
Da cinque mila passi ella s’estese
Dal mare Adrian, che da lontan v’ondeggia;
E sette mila ancor lungi l’Aufido
Gode in sereno Ciel tranquillo il nido.

3
In piano, e ameno sito erge il suo letto;
E in forma oval giace la sua figura;
E del luogo, ove spande ella il ricetto,
S’estende a un miglio sol la sua misura.
D’intorno s’alza un muro forte eretto,
Fortificato ancor c˛ l’antemura;
Che segni son de la CittÓ pur veri,
Che di guerre soffrý gli assalti fieri.

4
Numer perfetto ancor contien di Porte,
Ch’una guarda vers’Austro, e vien chiamata
Del Castello, perche munita, e forte
Vicina ad un Castel fu fabricata.
GiÓ ludibrio del Tempo, e de la sorte
Fatta la Rocca appena in piŔ restata;
Ivi ad onta del Vecchio ingordo, e infame
Si trita il grano sol per l'altrui fame.

5
L’altra vien detta Porta de la Barra,
Che ver’ Settentrion volge la mira;
D’onde si dica tal, la gente narra,
Perche al pagar la Mercanzia si tira,
E perche serve a trattener la Sbarra
Colvi, che non pagando, i passi aggira;
E Ó questo fine ancor frÓ quelle mura
Lapide incisa ivi il pagar misura.

6
Perche vicina a picciol Tempio alzata
Del Apostol Andrea l’altra si guarda,
Porta di Sant’Andrea viene chiamata,
Che in Occidente il Cauro ancor risguarda.
Piccola questa pria f¨ fabricata,
Ampliossi poi, perche da un miglio sguarda
La Chiesa, per honor di quella eretta
Santa Maria, ch’Ŕ de Miracol detta.
7
Su’l Ciel di questa Porta registrato
Un Esametro sol si mira, e legge,
Che f¨ da Barbarossa ivi intagliato,
Quando abborrito f¨ dal fedel Gregge.
F¨ suo segno d’amor, perche inchinato
Dal Popol f¨ frÓ Imperiali segge:
E’l latino s’esprime in questa guisa,
Andria fedel nel nostro cuore assisa.

8
Chi f¨ l’Autor de l’edificio Andrese,
Certamente affermar quý non si puote,
Perche mai ci˛ si lesse, e mai s’intese;
Ne vi son chiari segni, ˛ espresse note.
Diomede all’hor che giunse al suol pugliese
Da le greche contrade assai remote,
Che f¨ figlio a Tideo RŔ d’Etolia,
D’Andria bensý l’Autor dir si potria.

9
Questi f¨ d’Arpo in Puglia il conditore,
E questi ancor molt’altre Terre eresse,
E che d’Andria sia stato ancor l’Autore,
FrÓ tant’horror, note son quasi espresse.
Vanta Diomede antico il suo splendore,
Antica Ŕ Andria, e le memorie istesse
Del greco nome; onde vuol dir fortezza,
Dan di Diomede Autor chiara contezza.

10
Dal greco nome Andria chiamar lui volle,
Perche greco lui f¨, perche f¨ forte,
E per far pi¨ le voglie sue satolle
Altre illustri CittÓ volle per scorte.
La chiam˛ tale, ˛ perche questa estolle
Come quelle pomposa il capo, ˛ accorte
Volle le genti far, perche frÓ tante
Questa in Puglia fastosa erge le piante.

11
Entr˛ RICCARDO, e da qual Porta entrasse,
Certezza tal non v’Ŕ, ch’arguir si possa;
Potriasi dir, un che dal Mar sbarcasse,
Al luogo pi¨ vicin drizzar la mossa.
Se lÓ dal Mare il suo camin ritrasse
Del Brittanico Eroe l’ardente possa,
Del Castello a la Porta il Mar guardante,
Dritt’Ŕ che lui drizzasse ancor le piante.

[estratto da "La vita del gloriosissimo S. Riccardo primo vescovo, e padrone d'Andria" di Ferdinando Fellecchia, per Salvatore Castaldo reg. stampatore, Napoli, 1685, Canto VI, pagg. 91, 107
(trascritto dall' originale della Biblioteca Comunale di Andria)]


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