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Basilica
Santa Maria de' Miracoli

pianta della basilica
rielaborazione grafica su pianta (di V.Zito -T.D'Avanzo)
ripresa da pag.189 di "La Madonna d'Andria" (op.cit.)

Un primo racconto che ci informa della Chiesa in costruzione è dello stesso anno del ritrovamento dell’immagine miracolosa nella sottostante grotta,  il 1576, quando il teologo domenicano P. Serafino Razzi (1531-1611), nel suo viaggio di una ventina di giorni (24 settembre 1576 - 11 ottobre 1576) effettuato dal suo convento di Vasto per la Spelonca di Monte Sant’Angelo e per S. Nicola a Bari, sabato 6 ottobre 1576, sul percorso di ritorno, passa per Andria.
Benedetto Càrderi, nella sotto citata trascrizione dei manoscritti originali dei diari di viaggio del Razzi, a proposito di quanto racconta il frate domenicano del suo arrivo nella nostra Città e della sua tappa alla Madonna dei Miracoli, riporta:

" ... prendendo il camino verso la città di Andria, sette miglia distante da Quarata, ci arrivammo co’ due hore di sole, e fummo ben veduti nel convento dei nostri padri. In cui è lo Studio generale con cinque soli studenti. Et il Regente era altresì priore, cioè Maestro Orazio da Taranto, nipote del moderno Provinciale detto per sopra nome, il Guercio da Taranto. E ci trovammo Maestro di Studio, il p. fra Agostino da Leccio, vestito et allevato in provincia nostra Romana, dal quale ricevemmo molte carezze;
Andria città antica non tiene cosa notabile. In chiesa nostra è una cappella della Nunciata fatta di pietre lavorate d’intaglio, co’ fogliami, bellissima.
Il Sabato mattina a’ 6 [ottobre 1576], partendo di buon’hora, andammo a visitare certa madonna apparita di nuovo miracolosa, circa un miglio lontana dalla città, et alquanto fuori di strada, ove trovammo molta gente, e principiata una grande chiesa, e fabrica e quindi tornando alla strada maestra, passammo al duodecimo miglio sotto Canosa. Dove si legge mandavano i Romani i loro vecchi per la bontà dell’aere."

[testo tratto da “Serafino Razzi, Viaggi in Abruzzo (inedito del sec. XVI) ”, a cura di Benedetto Càrderi, ed. L. W. Japandre, 1968 (1969), L’Aquila, pp. 171-172, citato in parte anche in “I Domenicani ad Andria in età moderna”, di Riccardo Sandro Ferri, Et Et edizioni, Andria, 2016, pag.82]

Presentiamo la basilica con la prima descrizione storica di essa.

"... all'epoca del di Franco era stata costruita anche la chiesa superiore, in un aspetto, a mio parere, sostanzialmente non dissimile dall'attuale ... Dalla descrizione del di Franco risulta infatti che già entro il 1606 era costruita la cupola sul coro della chiesa superiore

(' qual [ovvero il SS. Sacramento] sta collocato nell'altare maggiore di sopra mezzo al choro, sopra il quale è una altissima cupola fondata sopra quattro archi, e pilastroni'),
ma lo erano anche le navate ...
'La nave poi di detta chiesa superiore, è in volto [cioè a volta, sostituita più tardi, nel 1633, dall’attuale bellissimo soffitto cassettonato] fondato etiandio sopra otto altri pilastroni, lavorati di pietra viva, con quattro cappelle, et ale per ciascun di due lati, e dui portoni dalle bande nel mezzo di dette cappelle, lasciãdone due per parte, per un de quali verso mezzo giorno s’entra in un famosissimo Monasterio, anchor che non compito, nelquale habitano quei Reverendi Monaci dell’ordine di San Benedetto sotto la Congregazione Cassinese (…) si distende poi il tempio verso il levante alla porta maggiore nel mezzo hà due porte picciole da i lati, le quali tutte tre sboccano sotto un portico fondato sopra quattro colonne di pietra viva (…) Finalmente poi dalla sudetta Piazza avanti la Chiesa verso levante, si distende una larghissima strada, quale si termina alla Città d’Andria, nella cui diocese e il detto luogo è chiesa.'

Nonostante qualche inesattezza (il numero dei pilastri che sostengono la volta centrale originaria sono in realtà sei per parte, e non quattro, ...), la descrizione del di Franco corrisponde infatti all'attuale chiesa superiore a tre navate, dato che in essa si parla esplicitamente di 'ale', che a mio parere indicano le navate laterali, e di quattro cappelle (chiaramente intese come campate) per parte, interrotte dai due ingressi laterali, corrispondenti agli attuali Cappelloni della Crocifissione e di San Benedetto, che ne hanno preso il posto."

[testo di C.Gelao, tratto da "La Madonna d'Andria" di AA.VV., Grafiche Guglielmi, Andria, 2008, pagg.110-111]