Cristo benedice Andria su invito della Madonna - tavole del Quattrocento

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armadio delle reliquie: Cristo sull'anta sinistra armadio delle reliquie: la Madonna sull'anta destra
[Cristo benedice Andria su invito della Madonna - elab. elettr. su foto di S. Di Tommaso - 12/11/2011]

Cristo benedice Andria su ‘invito’ della Madonna

Percorso museale virtuale

Dai testi "Ho raccolto per voi" e "San Riccardo protettore di Andria", si rileva la seguente bella descrizione dei due dipinti su tavola, che erano i due scomparti mobili e incernierati del polittico che conteneva internamente le reliquie nella Cappella di S. Riccardo della Cattedrale di Andria. Tra i documenti è inoltre presente uno stralcio critico del 1992 sull'ipotesi di attribuzione a Tuccio da Andria, estratto dalla tesi sul pittore andriese di Maria Di Corato.

"A Francesco II Del Balzo risale probabilmente la commissione di queste due grandi tavole per il Cappellone di S. Riccardo, che si costruiva in quegli anni per far corona, con i bassorilievi, all'altare del Santo.
La presenza in Andria di queste due opere di cultura aggiornata, suggerisce come committente Francesco II Del balzo, Duca di Andria, così strettamente legato alla corte di Napoli e cioè a quell'ambiente di cultura mediterranea che andava decisamente verso il Rinascimento."

"CRISTO CHE BENEDICE ANDRIA distesa ai suoi piedi
È una delle due ante che chiudevano l'armadio. L'altra è quella della Madonna che si vede di seguito.
Chiuse, formavano un grande quadro: a sinistra Gesù che benedice Andria, a destra la Madonna che stende sulla città la sua materna protezione; sotto, l'Andria del duca Del Balzo, da porta S. Andrea alla Cattedrale, al castello ducale, (sotto Cristo), alla campagna (sotto la Madonna).

Nella parte posteriore le ante avevano ciascuna una rete di piccole teche di rame argentato chiuse da sottili lamine di tartaruga, che lasciavano intravedere le reliquie. quando le ante erano aperte si spiegava davanti ai fedeli il vano centrale dell'armadio con la ricchezza delle sue reliquie e ai lati si allargavanole due ante con i reticoli delle piccole teche legate tra loro da fiori d'argento, punteggiati da pietre di colore.
Le teche nel 1965 furono smontate e sistemate su due nuovi pannelli a cura del Gabinetto di restauro della Sovrintendenza di Firenze.
Tavola - m. 2,40 x 1,30
"

"La seconda anta: LA MADONNA che stende la sua materna protezione su Andria.
Delle due tavole è forse il pezzo più bello.
Le due ante, accostate formano un capolavoro, sia per la composizione mirabile ed armoniosa dell'insieme, sia per la composizione dei particolari: il Cristo seduto in trono, che poggia i piedi sul libro della scrittura, disteso come un tetto protettore e come un sole irradiante sulla città; la Madonna in atteggiamento di preghiera implorativa verso Cristo e di materna protezione sulla città e le sue campagne; la città bellissima, distesa nella composta e dignitosa monumentalità, da Porta S. Andrea al Castello, alla Cattedrale, alla dimensione silenziosa della campagna.
Tavola - m. 2,40 x 1,40
"

Cristo benedice la città di Andria La Madonna invita il Figlio a proteggere Andria
[Cristo benedice Andria su invito della Madonna; particolari - elab. elettr. su foto di S. Di Tommaso - 12/11/2011]

"La bellezza eccezionale che si manifesta a chi si ferma a contemplare l'insieme e i particolari ha sospinto i critici, che sino al 1964 avevano attribuito l'opera a Tuccio di Andria, a immaginare un supermaestro, che l'avrebbe realizzata, ‘Maestro Meridionale’ fantomatico, che forse è la personificazione di quella cooperazione che Tuccio seppe trovare tra gli artigiani delle varie botteghe, che facevano capo alla scuola di Napoli."

particolare tratto dal dipinto su tavola attribuito a Tuccio da Andria
[Andria nel Quattrocento (clicca per vederla nella risoluzione originale) - elaborazione elettronica su foto di. S. Di Tommaso - 13/11/2011]

"Questa nitida veduta di Andria fu certamente dipinta dal vero. La Cattedrale, accanto alle dimore fortificate dei Del Balzo, è punto di convergenza di tutto il dipinto. La facciata volge ad Occidente e l'asse guarda - simbolicamente - a Oriente: e verso di essa salgono le case lungo la collina andriese protette dalle mura fortificate.
Si osservino le due Chiese conventuali dei Del Balzo, i comignoli; sulla destra estrema: le torri, le vedette, il piccolo castello, che proteggono le case più grandi.

Gli anni di Francesco II Del Balzo coincidevano con quelli in cui fioriva a Napoli l'Umanesimo promosso dai Re Aragonesi.
... alla nostra Città sono rimaste, di quella splendida stagione, le due grandi Tavole dipinte che il Del Balzo - con il Vescovo Florio - destinò a ornare la Cappella di S. Riccardo che si costruiva in quegli anni, per far corona, con i bassorilievi, all'altare del Santo
...
Attribuite nel 1964 ... a Tuccio d'Andria, esse si sono poi rivelate opera di un Maestro meridionale di più alto livello che, in collaborazione con Tuccio rivela in pieno certa cultura che fonde modi italiani, fiamminghi e persino francesi, come in seguito ha chiarito il D'Elia [1] in uno studio disteso e puntuale sui due Dipinti andriesi; la cui presenza in Andria non suggerisce altro committente che Francesco II Del Balzo, Duca di Andria così strettamente legato alla Corte napoletana e cioè a quell'ambiente di cultura "mediterranea" in cui il decorativismo tardo-gotico borgognone (con i suoi riflessi catalani) e la minuta indagine naturalistica dei fiamminghi si fondevano con il nuovo senso prospettico e volumetrico del Rinascimento."

[testi stralciati
- dal libro "Ho raccolto per voi" a cura di Giuseppe Lanave, edito da Grafiche Guglielmi, Andria, 1994, pagg. 15, 17, 21;
- testo di Vincenzo Schiavone, dal libro "San Riccardo protettore di Andria" a cura di Giuseppe Lanave, edito da Grafiche Guglielmi, Andria, 1989, pagg. 133, 137, 139]


NOTE

[1] Tra gli ultimi interventi sull'attribuzione di queste tavole, si legga l'intervento di Michele D'Elia al Convegno Internazionale di Studio "Memoria Christi", tenuto in Andria dal 26 al 27 novembre 2004, "Ancora su Tuccio e il maestro di Andria: una piccola storia, un grande problema", in: "La sacra spina di Andria e le reliquie della corona di spine", Fasano, 2005, pagg. 403-412.