Gli Sdegni Placati in scena al Palazzo Ducale nel 1649

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Premessa

Si trascrivono alcuni stralci delle pagine introduttive alla commedia "Gli Sdegni Placati", composta a metà Seicento dall'accademico ruvese Antonio Avitaia sullo stile della classica "Commedia dell'Arte", perché riportano viva testimonianza delle feste organizzate al tempo nel Palazzo Ducale di Andria, in quell'ampio e grandioso salone, con volta cassettonata a doppia altezza e sfarzosi decori dorati, che si estendeva per due terzi dell'intera ala prospiciente via La Corte.
La commedia fu infatti rappresentata in tale sala (come espressamente scritto a pag. XII) nel 1649, durante i festeggiamenti organizzati per la nascita del Conte Fabrizio Carafa, primogenito del Duca di Andria Carlo Carafa e di Costanza Orsini.
Inoltre, interessante precisazione, l'autore sottolinea che alcune parti furono scritte e recitate in dialetto pugliese, ma nella stampa riportate in "dialetto Italiano", per le ineludibili difficoltà di trascrizione e di lettura del nostro gergo.

In merito al letterato che si cela sotto lo pseudonimo di Ottaviano Ianida si trova una annotazione nell'opera di Niccolò Toppi: "BIBLIOTECA NAPOLETANA, et apparato a gli Huomini Illustri in Lettere di Napoli, e del Regno ...", edito in Napoli per Antonio Bulifon nel 1678; a pag. 24 di tale testo il Toppi scrive "ANTONIO AVITAJA della città di Ruvo, stampò sotto nome d'Ottaviano Janida Accademico incognito: Una Comedia intit. Gli sdegni placati, assai bella, in Napoli per Roberto Mollo 1650, in 12."

Si fa presente che il grassetto e il sottolineato, nonché tutte le parole tra parentesi quadre, non sono presenti nel testo originale, ma sono una evidenziazione o precisazione di Sabino Di Tommaso, autore della presente pagina.

da "Gli Sdegni Placati"

di Ottaviano Ianida
accademico incognito della città di Ruvo

copertina

(stralcio dalle pagine introduttive, in nessun modo numerate)

[Dalla dedica, pagg. V-VI]

All’Illustriss.mo, ed Eccellentiss.mo
Signor D. CARLO   CARAFA,
Signore della Casa Carafa, Duca d’Andria, Conte di Ruvo, Signore di Corato, &c.

La felicissima nascita del nostro Eccellentiss. Conte [Fabrizio] primogenito di V. E. hà riempito tutta questa Città di tanta allegrezza, che dichiarandosene angusto ogni petto, s’è tramandata anco su le Scene. Io havea composto una Comedia per farla recitare in occasione di festino in cotesta Eccellentiss. Casa, ed essendo succeduta l’opportunità, si è ella degnata d’udirla, credo con qualche suo gusto.

Sì che un’opera composta per V.E. e recitata à V.E. ad altri non dovea drizzarsi per sortirne la defensione.
Gradiscala, comunque sia, con quella benignità, ch’è nata con la sua Eccellentissima Persona; di cui la sua Famiglia, che vanta ben degnamente lunga serie d’Eroi, non hà goduto il più fortunato, il più magnanimo; il più amato, il più temuto Signore. Mentre la supplico à condonarmi, se io così velato me le presento, attribuendo il tutto alla deformità del mio talento, ed alla conoscenza, c’hò di me stesso. Ed à V.E. fò mille riverenze. Ruvo li 15. Marzo 1650.

    Di V. E.
Humiliss. ed obligatiss. servit. e vassallo.
   Ottaviano Ianida


[da “L’Autore a Chi legge”, pag. IX]

… Avvertiscasi, … La parte di Gio. Antonio [parasito servidore di Fulvio], dove stanno appoggiati i Sali, e gli scherzi, ch’eccitano le risa, è necessario tradurla ò in Napolitano, ò in Zanni [dialetto dei servitori bergamaschi/milanesi; si tenga presente che il “Zanni” (diminutivo di Giovanni) è il caratteristico furbo e imbroglione servitore bergamasco e che l’Autore ambienta questa Commedia “cortigiana” a Milano, in quanto (a pag. XIX) scrive “La Scena si finge in Milano”], ò in Pugliese; e di quest’ultimo idioma stà dall’Autore composta, e del medesmo modo fù recitata in casa dell’Eccellenza d’Andria.
Ma perche à leggersi un linguaggio così sconcio, si sarebbe durato fatica, ò esperimentato impossibilità, si è stampata in dialetto Italiano, acciò se ci vegga solo il senso delle Scene. Il soliloquio in particolare, che fa da ubbriaco, cõsiste tutto nell'attione. Sì che supplisca il giuditio di chi n'havrà pẽsiero, e di chi dovrà recitarla.
… … …


[dall’introduzione di D. Carlo Cerullo (sacerdote della Collegiata di S. Nicola) di Andria al suo sonetto di lode all'Autore e all'opera. (pag. XII)]

All’Autore della Comedia intitolata GLI SDEGNI PLACATI, rappresentata nella Sala magnifica dell’Eccell. Sig. Duca d’Andria, in occasione della nascita del suo figlio primogenito Conte di Ruvo, ed al medesimo Signore dedicata. L’Autore nasconde il suo nome [Antonio Avitaia] sotto nome Anagrammico [Ottaviano Ianida].

Interlocutori [Personaggi]

Florindo, giovane innamorato.
Clelia, inimica di Florindo, poi con nome di Enrico.
Isabella, damigella di Clelia, poi con nome di Alessandro.
Armidoro, Capitano.
Luigi, giovane innamorato.
Fulvio, giovane Zio di Clelia.
Ottavia, giovane innamorata.
Carlo, giovanetto amico di Luigi.
Roberto, servitore di Florindo.
Gio.[vanni] Antonio, parassito servitore di Fulvio.
Flora, cortigiana.
Pasquina, vecchia sua serva.
Corriere.
    La scena si finge [svolgersi] in Milano.

Prologo

… … …
Osservarete la costanza di Florindo, ch’ama Clelia, benché da colei in eccesso sdegnato. La resolutione di Luigi, che in mezzo alle pericolose difficoltà cerca quella bellezza, che l’innamora, la gloriosa viltà del Capitano, che fuggendo vuol far credere d’incontrare le vittorie. Il valore di Clelia, che mentisce il sesso per osservare le parole e le attenzioni degli altri varij sentimenti drizzate. Ma sciolto più dalla virtù, che dalla prudenza il nodo, mirarete in ciascuno GLI SDEGNI PLACATI. E ridotto i loro cuori ad un solo volere, altro non bramarsi che d’amore, e servire a vicenda.
… … …

 [testi stralciati da “Gli Sdegni Placati”, commedia di Ottaviano Ianida, stampata in Napoli, per Roberto Mollo, 1650 pagg. V-VI, IX, XII,XIX-XX
dall'originale della Bibl. Naz. “V. Emanuele” di Roma, attualmente (2016) pubblicato su internet da "Internet Archive BookReader"]