arco trionfale

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arco trionfale, panoramica
[arco trionfale - elaborazione elettronica su foto di Sabino Di Tommaso - 2013]

Arco trionfale

Dalla navata centrale, si possono ammirare i meravigliosi affreschi che tappezzano tutto l'arco trionfale.

La curvatura della cornice dipinta nella parte alta e centrale dell'arco fa immaginare quale luce avesse originariamente questo arco di accesso all'abside.
Essa aveva come limiti laterali la cornice dell'Annunciazione sulla sinistra e quella della Crocifissione sulla destra, affreschi che originariamente erano completi e non irrimediabilmente danneggiati dall'inqualificabile allargamento con il taglio dei pilastri laterali e lo sprofondamento dell'abside, avvenuta con ogni probabilità sul finire dell'Ottocento.

Annunciazione   Crocifissione
[Annunciazione e Crocifissione (le due immagini non sono riprodotte nella stessa scala) - elab. elettr. su foto di Sabino Di Tommaso - 2013]

Collocati su questo arco trionfale d'ingresso all'abside, l'Annunciazione è affrescata sotto il dipinto della Lavanda dei piedi, la Crocifissione sotto l'Ultima cena (approfonditi in altre due pagine).
Il frammento dell'Annunciazione presenta un ambiente in stile gotico emergente sul blu intenso del cielo; l'angelo dalle bionde trecce, indossa un candido manto, è genuflesso e guarda la Vergine che, dal suo capo nimbato parzialmente visibile, appare in posizione molto più elevata.
Parimenti, anche la Crocifissione si staglia su uno sfondo blu e, sotto il cereo e piagato braccio sinistro del Crocifisso, non mostra altro che un Giovanni fortemente addolorato, le mani strette sulla spalla sinistra d'intenso disappunto, lo sguardo smarrito.
Questi due dipinti, affrescati simmetricamente sulla parete più prestigiosa della Chiesa, invitavano il fedele a considerare due eventi importanti della redenzione: l'inizio e la fine della vita terrena del Cristo.

colonnina a dx dell'arco trionfale (foto Soprintendenza)

Scrivono gli architetti Francesco Nicolamarino e Antonio Giorgio nella sotto citata pubblicazione:

"Un ulteriore stadio evolutivo nella cripta di Santa Croce è costituito dall'allungamento e allargamento dell'abside centrale. Questo infatti come rilevato in precedenza, doveva essere in origine a pianta semicircolare, così come nella tradizione delle costruzioni sacre monacali.
Il nuovo ambiente, ottenuto allargando e allungando l'abside originario in epoca sicuramente posteriore al XIV secolo, ha l'asse spostato verso sinistra, ed era stato ottenuto mediante una differente tecnica di escavazione. La sicurezza nella datazione della escavazione di questo ambiente, deriva da una motivazione determinante. Infatti sulla parete sinistra di questo nuovo abside ottenuto sono riscontrabili sul muro degli intagli a forma di aureole, di varie dimensioni, facenti sicuramente parte di un affresco ormai perduto completamente. Questa stessa tecnica è adottata, in tutta la cripta solo in un affresco ancora parzialmente visibile, che si trova su una delle facce, di una delle colonne di sinistra. Ora noi sappiamo che questa tecnica di intaglio (particolarmente per pitture su legno) è tipica del primo gotico e quindi la datazione di questi affreschi e delle pareti su cui essi si trovano, non può essere anteriore al XIV secolo.
Un ulteriore intervento in questa zona, atto a variare le caratteristiche funzionali di questo organismo architettonico, è costituito dal taglio di un grande arco per consentire l'accesso al nuovo abside ingrandito, in luogo del vecchio, piccolo arco che fungeva da accesso all'originario abside semicircolare. Il taglio di questo arco portò via una parte notevole delle pitturazioni esistenti sulla parete di fondo della navatina centrale e fu completato con l'intaglio delle due pseudo-colonnine con capitello alla base di esso [foto qui a destra dell'archivio della Soprintendenza mostrata dalla Dott.ssa Rosa Lorusso nella conferenza "La Chiesa rupestre di santa Croce di Andria, un patrimonio da restituire alla comunità 'storia e restauri'" il 9 marzo 2013] di cui si diceva. La datazione di questo intervento, è quasi sicuramente riconducibile al periodo, se non contemporaneamente, dell'ultimo grande intervento quello cioè della fine del secolo scorso. In precedenza vi era stato chi aveva cercato di ovviare all'annoso problema della umidità proveniente dall'alto, fornendo la copertura di un tetto di tegole a doppia falda. Ciò è possibile ancora rilevarlo guardando la facciata, su cui si può notare l'inclinazione che avevano le due falde. Esiste tra l'altro un documento fotografico, che in tal senso fornisce una prova inconfutabile. Vi è da dire ancora come, da documenti esistenti presso l'Archivio Storico Comunale di Andria, risulti che a cavallo fra lo scorso secolo e l'attuale si sia pensato di ripristinare una tipologia di copertura del genere suddetto. Non se ne fece nulla, e se da un lato ciò è positivo perché evitò di deturpare ulteriormente l'aspetto originario della Laura di Santa Croce, d'altro canto ha contribuito al deterioramento sempre più accentuato a cui si è andati incontro. Ma questo argomento si avrà modo di trattarlo in maniera più approfondita in seguito."

[tratto da " SANTA CROCE IN ANDRIA - NOTIZIE STORICHE E IPOTESI DI RESTAURO", di F. Nicolamarino - A. Lambo - A. Giorgio, Tip. Guglielmi, Andria, 1981, pagg. 39-40]

Nella panoramica d'inizio pagina sono individuabili, sull'arco trionfale e sue adiacenze, i seguenti affreschi:
- sul lato sinistro, dall'alto in basso: la lavanda dei piedi (nel 1° registro, superiore), Santa Clotilde e parte di un'Annunciazione (nel 2° registro, inferiore);
- sul lato destro, sempre dall'alto in basso: l'ultima cena (nel 1° registro), una Crocifissione e San Nicola di Myra (nel 2° registro).

Riportiamo infine tre foto parziali dell'arco trionfale così come si presentava nel maggio del 1938 ad A. Ceccato, fotografo della Soprintendenza di Bari, nel 1979 (al centro, annerito da chi anni fa vi si rifugiò, per freddo, incuria o spregevole gioco e vi bruciò cose e copertoni) e nel 1968 (a destra), al fine di coglierne, sia pure in modo sommario, le notevoli condizioni di degrado progredite nel tempo.

lato destro dell'arco trionfale 1938, foto A. Ceccato per la Soprintendenza  lato sinistro dell'arco trionfale nel 1979  lato destro dell'arco trionfale nel 1968
[particolari dell'arco trionfale, 1: foto del 1938 di A. Ceccato per la Soprintendenza - 2 e 3: foto di Sabino Di Tommaso, 1979 al centro e 1968 a dx]