Dal sotto citato testo settecentesco in greco/latino dell’allora Arcivescovo di Santa Severina (KR) Nicolò Carminio Falcone (1681-1759),
da lui riportato molto fedele all’originale del manoscritto vaticanense,
si trascrive e si traduce un importante episodio vissuto dal giovane Nicola prima che intraprendesse la vita religiosa.
Il testo originale bizantino è attribuito a Michele Archimandrita del secolo VIII,
che l’autore, Nicolò Carmine Falcone, afferma altri non essere che San Metodio (788/800 - 847), patriarca di Costantinopoli
[1].
In questo documento, tra l’altro, si racconta il discreto intervento economico del giovane Nicola
(non ancora presbitero) a favore di un nobile decaduto,
sì che questi potesse onorevolmente dare in sposa le sue tre figlie e non destinarle alla prostituzione.
Per tale generoso atto di carità nelle effigi di San Nicola rinveniamo quasi sempre raffigurato un mucchietto di tre palle dorate.
Si fa qui notare che di tale episodio esistono altre versioni,
(in una le fanciulle sono due anziché tre), che rafforzerebbero l’autenticità dell’evento narrato,
a prescindere da chi effettivamente abbia redatto l’originale documento membranaceo
(qui sotto trascritto in latino e tradotto) nonché del possibile errore di attribuzione e datazione effettuato del Falcone.
L’episodio della vita di San Nicola qui riportato si rinviene, infatti,
anche in altri codici vaticani; successivamente a Michele Archimandrita è narrato (con metafrasi, cioè, rimaneggiando lo stile originario ed accentuando il fine morale) da Simeone Metafraste,
agiografo bizantino, vissuto a Costantinopoli nella seconda metà del sec. X, grande logoteta
e considerato santo dalla Chiesa ortodossa.
[Nel libro di N. C. Falcone il testo di Simeone Metafraste è trascritto
nelle pp. 89-92].
ex membranaceo Codice Vaticano num. 824. pagina 151, scripto, undecimo forsan seculo,
(trascritto da N.C.Falconius).
[trascrizione del testo originale in latino] | [traduzione] |
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7. Cumque [Nicolaus] suas opes quotidie distribueret, eas per manus pauperum; certus, in securo cœli aerario thesaurizare non desinebat.
Erat igitur quidam vir, ex gloriosis & nobilibus majoribus ortum ducens, qui prope beati hujus ædes domum habens;
ex insidiis & livore Satanæ, qui semper iis invidet, qui secundum Dominum vivere præelegerunt; paupertate nimia,
& angustiis prorsus; atque in extremam miseriam ex felicitate prolapsus; cum tres formosas filias, aspectuque pulcherrimas haberet;
eas inmeretricium ergasterium, prostituere destinabat: indeque sibi, suæque familiæ, vitæ necessaria comparare.
Eas namque legitime uxores ducere, ob paupertatem earum, nullus divitum sustinebat: quin etiam ignobilium nulli aut mediocrium,
qui bona aliqua possidebat, tradere eas poterat. Quamobrem veluti consulturus homo saluti suæ; desperato ad Deum recursu, per patientiam,
& supplicationes; deliberavit, in ejusmodi dedecoris foveam, exponere suas filias.
Sed clemens Deus, qui non vult peccato fieri obnoxium suum opus; mittit angelum suum bonum, divinum indico Nicolaum;
quia paupertate pariter & perditione, cum tota familia eum servaret, & ad priorem bonam fortunam facile revocaret.
Cum enim hoc persentisceret honoratissimus servus Dei, & qui fidelis Oeconomus vere erat, qualis fuerat præmonstratus;
atque mente circumgestaret, Salomonis illud consilium, quod ait: «Hominem hilarem & datorem diligit Deus:» Atque illud:
«Qui miseretur pauperis, ipse nutrietur:» & rursus: «Fac bona coram Domino, & hominibus.» Et quod præcipue hic excellenter quadrat:
«Qui in periculum mortis adductos eruunt; ipsis in retributionem Dominus paratissimus fit defensor;
ipsosque etiam in periculum mortis adductos, eruit a nequitia & perditione animæ eorum, per ipsum incrementum, & ditissimum munus operum propriorum.»
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Nicola certamente non cessava di accumulare un sicuro tesoro nel cielo distribuendo quotidianamente la sua ricchezza nelle mani dei poveri.
Vi era infatti un uomo, nato da antenati gloriosi e nobili, che aveva una casa vicino a quella del beato [Nicola];
a causa delle trame e dalle malignità di Satana, che è sempre invidioso di coloro che hanno scelto di vivere secondo il Signore,
questi cadde dalla prosperità alla estrema miseria, nella più nera povertà e ristrettezze.
Poiché aveva tre figlie formose, e di bellissimo aspetto, le aveva destinate a prostituirsi nel covo delle meretrici,
così da provvedere il necessario alla vita per sé e per sua famiglia. Infatti, a causa della loro povertà,
nessun uomo ricco intendeva sposarle legittimamente; e neppure poteva darle in sposa a un uomo umile o comune,
che possedesse pochi averi. Pertanto, come colui che debba decidere della propria salvezza,
non più sperando nell’aiuto di Dio mediante la costanza e le preghiere, decise di esporre le sue figlie a un tale abisso di disonore.
Ma Dio misericordioso, che non vuole che la sua opera cada nel peccato, mandò il suo angelo buono,
il nostro divo Nicola, perché lo salvasse con tutta la famiglia sia dalla povertà che dalla perdizione,
e lo riportasse facilmente alla sua antica prosperità. Infatti, di ciò se ne accorse l’onoratissimo servo di Dio,
il quale, come è stato su detto, era veramente un assiduo benefattore, e aveva in mente quel consiglio di Salomone, che dice:
«Dio ama l’uomo allegro e generoso» e poi: «Chi avrà misericordia dei poveri quegli sarà premiato» e ancora:
«Fa’ del bene davanti al Signore e agli uomini.» E quel che soprattutto qui perfettamente si addice:
«Quelli che si trovano in pericolo di morte vengono salvati; di questi infatti, che sono in difficoltà,
il Signore diventa il miglior protettore; e quando anche questi fossero in pericolo di morte,
sarebbero da lui salvati dalla malvagità e dalla perdizione delle loro anime,
mediante la stessa crescita e la ricchissima ricompensa delle loro opere.»
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8. Sed vide justi prudentiam, & eleemosynæ modum, atque virtutis ejus demirare occultationem.
Præcipue namque, nobilitatis etiam sollicitus zelotes, ut, secundum Domini verbum,
fieret eleemosyna; volens non fictus tristitiæ forma, & compassionis suasor Nicolaus, conferre homini beneficium;
& ex superabundantibus suis opibus, ipsum cum filiabus, a statuto jam ipsis scelere,
& vere ignominioso opere revocare, quid facit? Secundum faciem quidem ei non respicit, neque de quantitate muneris,
alioque solamine ratiocinatur; pariterque illum obfirmatus, a turpitudine liberare:
& propriam non tuba canere eleemosynam; valde caute agens, auri sufficiens pondus, illigans mappula;
clam per finestram in viri domum projecit, & subito domum suam reversus est.
Ubi vero dies illuxit, & homo e lecto surrexit, auri in medio domus inventa mappula, atque cum lacrymis,
quæ coërceri non poterant, abreptus gaudio; cum stupore, mentisque alienatione, gratias Deo egit:
secum ipse revolvens, unde nam tantum sibi advenisset bonum. Itaque munus istud, tanquam a Domino sibi datum,
pater puellarum accipiens, atque aurum insperato inventum, secum ipse ratus esse, ad sufficientem unius dotis collationem;
nuptialem thalamum sine mora, primæ suæ filiæ adornavit: honesta vita,
cum concessa animi voluptate & suavitate, per interventum sancti Nicolai, filiæ per connubium filiæ comparata.
Quo cognito homo Dei, & eleemosynæ magnanimus operator Nicolaus; visoque, ut in pulchrum & salutare opus,
processerat ejus beneficentia; postquam completa sunt convivia nuptiarum; novæ festivitatis adornans strepitum,
simili alterius, rursus per eandem finestram projecto auro, cum festinatione domum suam reversus est.
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Ma (tu) ammira la prudenza del giusto, lo spirito caritatevole e il segreto nascondimento della sua virtù.
Nicola, tenendo soprattutto molto anche alla nobiltà d’animo, affinché potesse fargli la carità secondo l’insegnamento del Signore,
essendo egli sostenitore della misericordia e non di una falsa forma di pietismo,
e volendo dalle sue sovrabbondanti ricchezze porgere all’uomo con le sue figlie una donazione,
ebbene, cosa fa perché quegli desistesse dall’ignominioso e scellerato intento deciso per esse?
Non mira davvero ad apparire, non pensa all’entità del dono, né ad altre consolazioni;
ma unicamente mira a come liberarlo dalla vergogna: non pensa quindi a evidenziare la sua elemosina,
ma agendo con molta cautela, racchiudendo in un sacchetto una sufficiente quantità d’oro,
la getta segretamente attraverso la finestra nella casa dell’uomo e torna immediatamente a casa sua.
Quando poi, spuntato il giorno, l’uomo si destò, trovò il sacchetto con l’oro in mezzo alla casa e,
incapace di trattenere le lacrime, fu sopraffatto dalla gioia; stupito e stranito rese grazie a Dio,
chiedendosi donde gli fosse pervenuto sì grande dono. Pertanto il padre delle ragazze,
accettando questo dono come datogli dal Signore, e avendo trovato inaspettatamente l’oro,
pensò di utilizzarlo come quota sufficiente di una dote e senza indugio allestì la camera nuziale della sua prima figlia.
Così, per l’intervento di San Nicola, fu organizzato il matrimonio di una figlia
alla quale fu concessa una vita onorata, con il piacere e la dolcezza interiori.
Venutolo a sapere Nicola, uomo di Dio, e magnanimo benefattore, avendo constatato che la sua beneficenza
si era trasformata in un’opera nobile e utile, dopo che furono completati i banchetti nuziali,
per far organizzare un’altra simile festa nuziale, gettò di nuovo l’oro attraverso la stessa finestra, e ritornò in fretta a casa sua.
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9. Pater autem puellarum, iterum die surgens e somno, & deprehendens insperato aliud hoc donum auri,
prosternens ad terram faciem, gemitibus, ut par erat, erga Deum eucharisticis utebatur,
neque prorsus os aperire, ob hanc geminationem beneficii valens, propemodum mente emotus,
internis dumtaxat vocibus, precibusque veris, sic Deo colloquebatur:
«Indica mihi», dicebat, «Domine, illum angelum inter homines tuum bonum, quimodo nobis est designatus.
Indica mihi, quis nobis, has opiparas recondidit tuas epulas; & quisnam est, qui immensæ tuæ bonitatis,
in nos humiles, divitias subministrat? Per quem a spiritali morte peccati, & a circumdante nos, præter spem,
extraxisti mendicitate. Ecce enim per ineffabile tuum munus, secundam etiam meam filiam,
legitimis trado nuptiis; atque ab illa turpi, in quam dudum impie cecideram, desperatione, liberam constituo;
sanctissimum glorificans tuum nomen; & tuam in nos indignos, interminatam magnificans bonitatem.»
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Quando il padre delle ragazze, alzandosi dal sonno, scoprì per la seconda volta un altro inaspettato dono d’oro,
prostratosi con la faccia a terra, e come gemendo, incapace di aprir bocca, si pose a ringraziare Dio
per questa doppia grazia, e molto commosso nell’intimo, così parlò a Dio con voci interiori e vere preghiere:
«Indicami, o Signore» diceva «chi è quell’angelo buono tra gli uomini ed in qual modo ci è stato designato.
Dimmi, chi ha posto qui, per noi, queste tue ricchezze? Chi è che fornisce a noi, umili, le ricchezze della tua immensa bontà?
Attraverso quell’uomo ci hai tratto dalla morte spirituale del peccato, e, al di là d’ogni speranza,
dalla povertà che ci circonda. Ecco infatti, per il tuo ineffabile dono, io do anche la mia seconda figlia
in legittimo matrimonio e mi sono liberato da quella disperazione nella quale ero empiamente caduto da molto tempo,
glorificando il tuo santissimo nome e magnificando la tua infinita bontà verso noi indegni.»
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10. Secundam itaque pariter atque primam, nuptui tradens viro, pater, qui per servum ejus Nicolaum,
Dei donis fruebatur; sobrie & attente sequentes noctes duxit insomnes: credibiliter sperans,
fore ut & tertiæ suæ filiæ dotem daret, qui paria ejus sororibus clam præstiterat;
ejusque tunc compos fieret, ni eum obdormientem negligentia occuparet.
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In tal modo il padre fruì dei doni di Dio ricevuti attraverso il suo servo Nicola,
sposando a un uomo la seconda figlia, come era avvenuto con la prima. Rimase sveglio le notti seguenti,
stando attento e vigile. Credibilmente sperando che colui che aveva segretamente fornito le sorelle,
avrebbe dato una dote anche alla sua terza figlia, sarebbe stato pertanto molto attento a non addormentarsi negligentemente.
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11. Cum in his homo assidue versaretur, & noctes laboriosissime insomnes duceret; Trinitatis adorator,
& unius e sancta Trinitate Christi, veri Dei nostri servus Nicolaus, supervenit profunda nocte,
atque consueto iterum loco, tertiam quoque hominis filiam, pari vi, uti sorores alias nuptam volens;
per eandem finestram, æquipollens denuo aurum injiciens, clam & quiete inde recessit.
At puellarum pater, qui reditum sancti nostri præstolabatur; post jactum auri, curriculo egressus domo,
statim prævenit sanctum, eoque cognito quinam esset, ad pedes ejus cum lacrymis & gemitibus, in faciem se prostravit;
quam maximas gratias ei agens, idque plurimis argumentis; ipsum post Deum sui triumque suarum filiarum servatorem appellans;
& «quod nisi bonitatem tuam», inquit, «communis noster Dominus, Jesus Christus excitasset;
jamdiu vivendi genere perdito & infami, earum vitam prodidissem. Nunc autem, o beatissime, per te Dominus nos servavit,
atque e fovea atque luxuria nos extraxit. Et idcirco gratias tibi jure, omnibus vitæ nostræ diebus agere debemus,
pro quibus manum nobis præbuisti defensionis, erexisti de terra inopes,
& pauperes de stercore elevasti; idque per largam tuam, vereque mirabilem largitatem.»
His sanctus Nicolaus auditis, e terra hominem fecit surgere, jureque jurando eum obstrinxit; ne cui quidpiam eorum diceret,
quæ ab eo bona fuerat confecutus, usque ad suæ vitæ finem: hominique abire in pace permisit.
O viri sancti misericordiam erga indigos! O beatissimi Nicolai, dignum pulchrumque consilium Christiano!
Ejus enim clarissime in bono animæ, ingenium opitulandi subindicavit, nostri manifesta imagine misericordiæ Servatoris,
erga nos, atque perspicue in morbosos Pastoralem curam ostendit, etiam ante adeptam Archieraticam dignitatem.
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Mentre l’uomo era costantemente in ciò impegnato e quindi stentatamente trascorreva le notti insonni,
il servo del nostro vero Dio, Nicola, adoratore della SS. Trinità e in Essa dell’unico Cristo,
venne nel cuore della notte ancora al solito posto e, desiderando con pari impegno che anche la terza figlia
sposasse un uomo come le altre sue sorelle, gettata di nuovo attraverso la stessa finestra
la medesima quantità di oro, si ritirò di lì di nascosto e silenziosamente.
Allora il padre delle ragazze, che aveva aspettato il ritorno del nostro Santo,
correndo fuori di casa dopo il lancio dell’oro, incontrò all’istante il Santo, e, quando riconobbe chi era,
si prostrò ai suoi piedi con lacrime e gemiti; rendendogli massime grazie con molti argomenti
e chiamandolo Salvatore, dopo Dio, di lui e delle sue tre figlie, disse: «Se il nostro comune Signore,
Gesù Cristo, non avesse animato la tua bontà, da tempo avrei tradito le loro esistenze facendole vivere in modo perduto ed infame.
Ed ora, o beato, per mezzo tuo il Signore ci ha salvati e ci ha tratti fuori dal baratro e dalla lussuria.
Perciò dobbiamo giustamente renderti grazie, tutti i giorni della nostra vita, per i quali ci hai prestato aiuto,
hai rialzato da terra i bisognosi e hai estratto i poveri dall’indigenza; hai ciò fatto attraverso la tua ampia e davvero mirabile generosità.»
Quando San Nicola udì queste cose, fece alzare l’uomo da terra e, con giuramento lo costrinse a promettere
che non avrebbe raccontato a nessuno delle cose che Egli aveva fatto fino alla fine della sua vita:
indi lasciò che l'uomo se ne andasse in pace.
Oh, quanta misericordia del sant’uomo verso gli indigenti! O beatissimo Nicola, degno e nobile esempio per un cristiano!
Infatti, col suo buon animo ha messo in evidenza molto chiaramente la sua capacità di provvedere a noi,
un’immagine chiara della misericordia del nostro Salvatore nei nostri confronti, e ha mostrato con evidenza
la sua cura pastorale per i malati, ancor prima di aver ottenuto la carica di arcivescovo.
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[il testo latino è tratto da Nic. C. Falconius, “ Sancti Confessoris Pontificis et Celeberrimi Thaumaturgi Nicolai Acta primigenia, nuper detecta, & eruta ex unico & veteri Codice Membranaceo Vaticano”, Napoli, 1751, cap. “Vita, Res Geste, et Peculiaris, Sancti Patris Nostri Nicolai Myrorum Lyciæ Archiepiscopi, Miraculorum Narratio”, pp. 42-45 - Ex membranaceo Codice Vaticano num. 824. pagina 151.]
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]