torre dell'orologio

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panoramica dello slargo davanti alla torre dell'orologio  la torre dell'Orologio in Via Corrado IV
[la torre dell'Orologio in Via Corrado IV e largo antistante - mar. 2017 / ott. 2015 - elab. elettr. su foto S. Di Tommaso]

Torre dell’Orologio

Di essa scrive Riccardo Loconte:
"Sulla sinistra della via Corrado IV di Svevia scendendo, a poca distanza dalla Chiesa di Mater Gratiae notiamo un tozzo campanile che risale all'epoca dei Del Balzo.
Ne fu l'artefice il tranese Giuseppe Fenicia.
Detta torre fu restaurata da Riccardo Tupputi. La Torre prima era dotata di una sola campana semisferica, poi fu dotata di due campane che suonavano una l'ora e l'altra i minuti. Sulla facciata che dà verso la Chiesa di Mater Gratiae è sistemato il quadrante di un antico orologio, di terra cotta smaltata di bianco con ornati di diversi colori, sul quale campeggia lo stemma di Andria."

[da Andria la mia città, di R. Loconte, Tip.Del Zio,Andria,1992, pag.145]

Ai primi del Novecento annotava il Ceci:
"Di fianco al palazzo ducale ... verso ponente si inizia la via che è stata la principale di Andria fino al 1799 e che va a terminare alla Porta S. Andrea.
Era detta dell'orologio dalla torretta coll'orologio fatta elevare al tempo del Duca Francesco II del Balzo e rifatta nel 1754 dall'Università come appare dallo stemma cittadino in belli mattoni smaltati, che vi è incastrato."

[da " Cenni sulla topografia e la popolazione di Andria", di Giuseppe Ceci, in “ANDRIA le sue VIE e i suoi MONUMENTI a volo d'uccello”, di Nicolò Vaccina-Lamàrtora, tip. F. Rossignoli, Andria, 1911, pag.X]

quadrante dell'orologio in ceramica
[quadrante dell'orologio in ceramica - elab. elettr. su foto S. Di Tommaso]

Nel Trecento il Campanile dell'Orologio era situato sulla salita per Santa Maria Vetere di fronte alla Madonna delle Grazie; distrutto dall'invasione degli Ungheri nel 1350, fu ivi restaurato da Bertrando del Balzo. Fu poi un altro Del Balzo, Francesco II, a spostarlo su via Corrado IV nei pressi di Mater Gratiae.
Racconta il D'Urso:
"Dopo la rifazione di questa Chiesa, e di quella di S. Onofrio, diresse il suo pensiero Bertrando a riformare il Campanile dell’Orologio, il quale era stato demolito colla perdita della sua Campana. Esso poggiava dirimpetto alla clausura delle antiche Benedettine, che corrisponde ora alla Madonna della Grazia [4]. Fece venire da Venezia un’altra Campana ben grande fusa a conca, la quale battuta, indicando solamente le ore distendeva il suo suono nella periferia di tre miglia in circa. Nei tempi posteriori questo campanile passò nel mezzo della città, dove tuttavia è sito, e fu sotto Francesco II. Nel Sindacato del Patrizio Riccardo Tupputi [5] venne rifatto sull’antico piede correndo l’anno 1754. Questo Sindaco vi aggiunse di nuovo, che mentre l’Oriuolo indicava solamente le ore, egli dall’antica campana ne formò due, e così lo ridusse anche a misurare i Quarti."

[4] Era stato qui situato perchè guardava il punto più dominante della Città; ed anche pel comodo de’ passaggieri che lì accanto frequentavano in folla la Taverna della Poste. Questo pubblico Ospizio, convertito poi in luogo comunale, ora si possiede dai Signori Ceci.
[5] Questa famiglia Andriese ora signoreggia in Bisceglie col titolo di Marchesato.

[stralcio da"Storia della Città di Andria ...", di Riccardo D'Urso, Tipografia Varana, Napoli, 1842, Libro V, Cap. VI, pagg. 90-93]

Il basamento della torre è la parte più antica e si sviluppa in pietra calcarea compatta (micrite locale, detta pietra di Trani) fino alla seconda cornice; è questa probabilmente la parte che ci rimane di quanto edificato ai tempi di Francesco II del Balzo.
Su tale base s'innalza il registro contenente l'orologio e su di esso quello campanario con quattro monofore, ambedue in calcarenite locale (detto tufo); all'interno  di quest'ultma parte sono allocate le due campane per i rintocchi delle ore e dei quarti, collegate elettricamente al sottostante meccanismo dell'orologio.
La torre termina con una cuspide piramidale sormontata da una sfera lapidea, sulla quale è incisa una data, 1627, epoca in cui fu conclusa la sopraelevazione.

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