Sul lato destro della chiesa, con un ingresso neoclassico distinto, sorge il grande Oratorio, o Cappellone, dell'Arciconfraternita dei Servi di Maria SS. Addolorata; esso comunica internamente con la navata attraverso l'ultimo fornice destro, la cui parete fu abbattuta per realizzarne l'accesso.
Una sintesi delle notizie storiche l'attingiamo dal Petrarolo:
[tratto da "San Francesco - Santa Maria Vetere", di Pietro Petrarolo, Sveva Editrice, Andria, 2004, pp. 15-16, 24]
La discutibile armonia dello stile architettonico esterno dell'Oratorio con il rimanente complesso conventuale è posto in evidenza dall'indagine conoscitiva condotta da Angelo Lauro e Giuseppe Pinto:
[testo tratto da " Il Convento di San Francesco ad Andria. La storia - Il recupero", di A. Lauro e G. Pinto, Laterza ed., Bari, 2000, pagg. 66]
Nella pregevole nicchia di marmo posta sull'altare è attualmente (2012)
esposta una statua lignea della Vergine Addolorata, fatta realizzare nel
1961 da un valente artigiano di Ortisei in Val Gardena (BZ).
È vestita a lutto col caratteristico abito nero, riccamente decorato con fregi in oro
e tiene nella mano destra il tradizionale fazzoletto.
Sulla nicchia è fregiato un cuore trafitto da sette spade,
simbolo dei sette dolori della Vergine (culto permesso e diffuso a partire dal 1668).
I Sette Dolori di Maria corrispondono ad altrettanti episodi narrati nel Vangelo: 1) La profezia dell’anziano Simeone, quando Gesù fu portato al Tempio “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. – 2) La Sacra Famiglia è costretta a fuggire in Egitto “Giuseppe destatosi, prese con sé il Bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto”. – 3) Il ritrovamento di Gesù dodicenne nel Tempio a Gerusalemme “Tuo padre ed io angosciati ti cercavamo”. – 4) Maria addolorata, incontra Gesù che porta la croce sulla via del Calvario. – 5) La Madonna ai piedi della Croce in piena adesione alla volontà di Dio, partecipa alle sofferenze del Figlio crocifisso e morente. – 6) Maria accoglie tra le sue braccia il Figlio morto deposto dalla Croce. – 7) Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù, in attesa della risurrezione.
(testo tratto dal sito https://www.santiebeati.it)
L'altra statua dell'Addolorata è quella più antica, di fine Ottocento. È in legno policromo; è corredata di tre abiti diversi realizzati in filo d’oro, d’argento e seta nera, che vengono indossati a seconda della occasione liturgica (nella immagine in alto appare con una spada che le trafigge il cuore). Nei riti della Passione è portata due volte in processione: il venerdì della prima settimana di passione viene portata dall'Oratorio di San Francesco alla Chiesa di San Sebastiano; il Venerdì Santo, poi, sfila al seguito delle altre statue rappresentanti i vari misteri della Passione. Nella foto in alto è ripresa mentre si allontana da San Francesco per intraprendere la strada che conduce a San Sebastiano (Purgatorio).
Un quadro, realizzato da Domenico Carbone nel 1894 e attualmente posto nel vano a sinistra (entrando dalla navata),
ricorda che l'Oratorio è sede dell'Arciconfraternita dei Servi di Maria SS. Addolorata.
In esso figura l'Annunziata apparsa nel Trecento a sette nobili fiorentini
(Bonifacio Bonaldi, Bonagiunta Manetti, Manetto Dell’Antella, Amodio Amidei,
Sostegno Sostegni, Uguggione Uguggioni e Alessio Falcinieri) per invitarli a
vestirsi con un saio nero (in memoria della sua vedovanza e dei dolori
che essa sostenne nella passione del Figlio) e intraprendere la vita
contemplativa; la Vergine è dipinta tra una schiera di angioletti
nell'atto di consegnare uno scapolare ai quei sette santi fondatori
dell'Ordine dei Servi di Maria.
Sulla parete a fronte di questo quadro è affissa una Immacolata avente ai suoi piedi tre eccellenti Dottori della Chiesa: San Tommaso d'Aquino con la sua Summa, San Filippo Neri col Vangelo aperto su un versetto di Matteo «SERVATE ET FACITE», quale semplice regola per la sua Congregazione dell'Oratorio, e Sant'Antonio di Padova, anch'egli con il libro dei suoi dotti sermoni.
Nel vano a destra (sempre entrando dalla navata) vi sono due quadri che intendono ricordare
il benefattore che con i suoi fondi rese possibile la realizzazione
di questo grande Oratorio: Onofrio Spagnoletti Zeuli.
Da un lato, infatti troviamo il dipinto rappresentante Sant'Onofrio eremita,
che rinunziando alla vita regale (simboleggiata dalla corona e dallo scettro
abbandonati ai suoi piedi) conduce una vita di penitenza e preghiera nel deserto.
Il conte Onofrio Spagnoletti Zeuli aveva fatto dipingere S.Onofrio
anche nella volta della sua cappella privata nel
Palazzo Ducale.
In Andria il più
antico dipinto a fresco di Sant'Onofrio è presente nella
chiesa rupestre Di Santa Croce ai Lagnoni,
ritratto sul secondo pilastro a destra della navata centrale, nell'intradosso dell'arco di comunicazione con l'abside della navata destra,
ed è affrescato così come è stato dipinto in questo quadro:
ha capelli lunghi e barba fluente tanto cresciuti che unitamente al perizoma di foglie lo ricoprono completamente.
Sull'altro lato leggiamo una lapide commemorativa dell'erezione dell'Oratorio grazie alla
suddetta generosità del Conte Onofrio Spagnolettio Zeuli.
Su tale lapide è affisso un quadro rappresentante Ferdinando II di Borbone,
perché il sovrano nel 1854 approvò l'elevazione della Confraternita ad Arciconfraternita
e l'istituzione caritativa del Monte dei Pegni.
A fianco della porta che immette nei locali dell'Arciconfraternita è affisso un quadro raffigurante l'Ecce Homo - Gesù flagellato alla colonna, dipinto nel XX secolo da Carmine Conversano (1923-2008).
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]