Don Tommaso da Sant'Angelo è il primo cappellano della Chiesa di cui,
a partire dal Quattrocento, si ha notizia.
In una formella, scolpita nel Quattrocento e posta sull'arco
del cappellone di San Riccardo in Cattedrale, è
rappresentato il Cappellano di Sant'Angelo guarito miracolosamente
da San Riccardo, avendolo pregato con fede; vi è inciso:
"D[OMINUS] TOMAS DE S[ANCTO] ANG[E]LO A SANGUINIS FLUXU.",
da Mons. Lanave tradotto: "Don Tommaso, prete di Sant'Angelo (la chiesa fuori dalle
mura della città), chiede a S. Riccardo di guarire da un flusso di sangue."
La scultura della formella si ispira alla "Legenda Gloriosi Sancti Richardi
quando migravit ad Dominum"
nella quale il Duca Francesco II del Balzo (1410-1482) aveva raccolto e tramandato
le notizie di guarigioni ed eventi miracolosi che ai suoi tempi
il popolo raccontava e attribuiva a San Riccardo.
Eccone il brano che ne parla (versione leggermente diversa da quella scritta in "Acta Sanctorum Die Nona Iunii"):
Presbyter Thomas de Sancto Angelo imbutus fuit ab illis rabidis ad Sanctum nostrum canibus, ut eum per sanctum non crederet , & gravatus fluxu sanguinis ita quod ad mortem tendebat, confessorem petiit; qui ad officium præparatus, inter alia confessus est quod incredulitatem haberet, Confessor vero ipsum redarguit, asserens se sanctum per visum videre, qui tutelam civitatis diligenter exercebat. Thomas hæc audiens affatus est: 0 Sancte Riccarde si tu es vere Sanctus pro mea salute intercede, et extemplo sanitatem recepit.
Padre Antonino Maria di Jorio, a pag. 336 della "Vita di San Riccardo" (tip. Stanislao De Lella, Napoli, 1870) così traduce (in modo molto libero!) il testo:
Il Sacerdote D. Tommaso di S. Angelo, de’ più accaniti tra gli avversari del Santo, afflitto da largo ed ostinato flusso di sangue, non avendolo potuto arrestare con tutti gli aiuti umani, ne venne ridotto agli estremi di vita, e domandò i Sacramenti della Chiesa per disporsi al passaggio dal tempo all’eternità. Nel confessarsi, tra l’altre colpe accusò la sua incredulità riguardante S. RICCARDO, su di chè il Confessore ammonendolo con caldo zelo, lo assicurò avere egli veduto in visione il Santo, che custodiva e proteggeva la Città con grande diligenza, e che per lui la loro Patria andava immune da molti flagelli. In udir tali cose l’infermo esclamò: Oh S. RICCARDO! se veramente sei Santo, intercedi presso Dio per la mia salute. Terminata la sua invocazione, la malattia scomparve, le forze rinacquero, e la salute fu compiuta in un medesimo tempo.
Il Borsella a pag. 293
della citata "Andria Sacra" descrivendo a metà Ottocento il
dipinto di "San Michele con bilance in mano, in una delle cui coppe
un'anima a forma di fanciullo è messa" tra un San Leonardo e di una santa Martire dice:
"Accanto al dipinto in carattere semigotico è scritto il nome di
Nicola Tesse sacerdote di questa chiesa cattedrale, forse perchè a di lui spese
fu eseguito quel quadro nel pariete", facendo intendere
che quegli fosse il probabile cappellano incaricato dal Capitolo Cattedrale e dal Vescovo
di curare la Chiesa di Sant'Angelo quando fu realizzato quell'affresco.
Negli elenchi dei presbiteri, presenti a fine Seicento in Andria presso la Cattedrale,
le Collegiate di San Nicola o dell'Annunziata, non compare il nome di Nicola Tesse, ma
quelli di altri due sacerdoti della Cattedrale, il Cantore Carlo Ant.o Tesse e
Don Cesare Tesse.
Tenendo presente che il Borsella visse a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento (1770-1856)
è improbabile che D. Nicola Tesse sia vissuto ai suoi tempi o immediatamente prima,
altrimenti l'avrebbe conosciuto o di lui ne avrebbe avuto notizia sicura.
È quindi probabile che questo sacerdote della Cattedrale, potrebbe essere stato
un Cappellano di Sant'Angelo ai primi del Seicento se non addirittura,
più verosimilmente, in un periodo dei secoli precedenti, tra il Trecento e il Cinquecento
(e il carattere semigotico utilizzato avvalora l'antichità della scritta e del dipinto!).
Un altro elemento che fa pensare che tale scritta sia dei secoli XIV-XV è la sua collocazione:
presso un Arcangelo con bilancia, un San Leonardo e una Martire.
È una raffigurazione prettamente medievale quella della psicostasia
(San Michele intento a pesare le anime), iconografia successivamente abbandonata per quella
dell'Arcangelo che calpesta e trafigge Satana; S. Leonardo, poi, introdotto dai Normanni,
nella nostra Città rifulse soprattutto in pitture e sculture nel tre-quattrocento
(a Santa Croce, a Sant'Agostino, S. Maria La Nuova, ...).
… … … … … … … … …
Il primo Cappellano che si trova registrato in un documento scritto
è probabilmente il Rev. Don Antonio d'Anelli, sacerdote della Cattedrale e
titolare di un "beneficio"
[1]
nella Chiesa di Sant'Angelo al Lago nel 1711.
Nella visita, immediatamente prima, si nomina l'amministratore Giovanni
Giuseppe Antonio senza i dovuti titoli di "Reverendo" e/o "Don",
cosa che fa supporre fosse un laico.
Il loro nomi sono citati nella
relazione della Visita Pastorale effettuata
dal vescovo Mons. Nicola Adinolfi il 19 Ottobre del 1711.
Vi è scritto infatti:
[trascrizione del testo originale in latino] | [traduzione] |
---|---|
Ex introitibus d[ic].tae Ecclesiae qui superarent(?) post redditas
rationes per Administratorem Joañ[n]em Iosephum Antoniũ …,
esse faciendũ prò maiori d[ic].tae Eccl[esi].ae ornatu atque decore suffitũ, cui
non sufficientibus praedictis redditibus, sivè introitibus
contribuere debere R. D. Antonium d’Anelli Beneficiatum demandavit, …
|
Dagli introiti della Chiesa che avanzino tolta la parte per l'amministratore Giovanni Giuseppe Antonio …,
per un maggior ornamento e decoro di detta Chiesa bisogna che essa sia purificata (imbianchita?);
se per tale opera non sono sufficienti i predetti redditi, [il vescovo] ordinò
che deve contribuire il titolare del beneficio, Rev. Don Antonio d'Anelli, …
|
Il 1722, nella
Visita Pastorale di Mons. Gian Paolo Torti del 6 maggio
è dichiarato amministratore dei redditi della Chiesa di Sant'Angelo
il R.do Franc.o Paolo Cristiano, priore eletto dal Capitolo e dal Vescovo,
mentre Don Antonio Anelli detiene il "beneficio".
È scritto infatti nella relazione:
… ac novam picturam sup. telam in meliorem formam fieri … exspensum
Administratoris ex redditibus d.[ic]tæ Cappellæ, quæ administratur a R.do Fran.o
Paulo Cristiano Priore electo a Capitulo, et R.mo D.no E.po huius Civitatis. …
In dicta Ecclesia R. D. Antonius Anelli possidet Beneficium simplex, … |
… inoltre si faccia su tela un dipinto nuovo e migliore … a spese
dell’Amministratore rilevando la somma dai redditi della Cappella,
i quali sono amministrati dal Rev. Francesco Paolo Cristiani,
Priore eletto dal Capitolo [della Cattedrale] e dal Rev. Vescovo di questa Città. …
In detta chiesa il Rev. Don Antonio Anelli possiede un beneficio semplice, … |
Il 1881 viene costruita la nuova Chiesa di San Michele Arcangelo e S. Giuseppe
ad opera del generoso Cappellano del tempo: Don Antonio Quacquarelli,
Canonico della Cattedrale, eletto poi arciprete della stessa il 21 Novembre 1901.
[2]
La lapide della dedicazione della Chiesa all'Arcangelo Michele e a San Giuseppe,
affissa nella retrofacciata della Chiesa, ne perpetua il ricordo
con un solenne testo redatto da Mons. Emanuele Merra:
ÆDICULAM . MICHÆLIS . ARCHANGELI .
VETUSTATE . SQUALLIDAM . ET . DILABENTEM . SUFFRAGANTE . COLLEGIO . CANONICORUM . MAIORIS . TEMPLI . ANTONIUS . QUACQUARELLI . CANONICUS . EFFUSA . SUA . IMPENSA . … … … A . FUNDAMENTIS . EXCITAVIT . … … … A . D . MCCCLXXXII . |
IL TEMPIETTO DI SAN MICHELE ARCANGELO,
MALCONCIO E IN ROVINA PER ANTICHITÀ, COL SOSTEGNO DEL COLLEGIO DEI CANONICI DELLA CATTEDRALE IL CANONICO ANTONIO QUACQUARELLI PROVVEDENDO A SUE SPESE … … … RIEDIFICÒ DALLE FONDAMENTA … … … NELL'ANNO DEL SIGNORE MCCCLXXXII . |
Scriveva infatti di lui il Canonico Michele Agresti a pag. 69 del 2° volume de "Il Capitolo Cattedrale di Andria ed i suoi tempi":
Nel 1881 il Cappellano, Canonico (e poi Arciprete della Cattedrale), D. Antonio Quacquarelli, a sue spese, e con le oblazioni e contribuzioni di cittadini devoti, fe’ riedificare a nuovo quella Chiesa, che è pure un vero giojello d’arte (non mancando di buoni affreschi), e la rifornì di altari di marmo, arredi, suppellettili e di tutto l’occorrente.
Il 26 aprile 1906, in occasione della festa della Madonna del Buon Consiglio svoltasi presso il Santuario della Madonna dei Miracoli, il Vescovo Mons. Staiti, nominò D. Antonio Quacquarelli Superiore della nuova Pia Unione del Sacro Cuore. La notizia perviene da pag. 28 del n. 1 del periodico mensile "La Vergine dei Miracoli" edito a cura del Santuario nel Maggio del 1906. Troviamo scritto:
Il giorno 26 Aprile scorso si solennizzava la festa della Madonna del Buon Consiglio, ... coll'intervento di Mons. Staiti, Vescovo della Diocesi e di parecchi Canonici e Mansionari della Cattedrale e della Collegiata si faceva l'inaugurazione solenne di una nuova associazione ecclesiastica in onore del S. Cuore.
Mons. Staiti si degnò nominare il primo Superiore della stessa nella degnissima persona del Can. Arciprete D. Antonio Quacquarelli. ..
Scriveva di lui nel suddetto libro Michele Agresti:
Alla morte dell’Arciprete Quacquarelli (avvenuta il 30 ottobre 1908) il Capitolo scelse a Cappellano di questa Chiesa D. Francesco Canonico Quacquarelli (nipote dell’Arciprete), il quale continua a mantenerne il culto iniziato dallo zio Arciprete, spendendovi anche molto del suo, per renderla sempre più bella ed attraente.
Nel 1910 fe' pure costruire a sue spese, dalla ditta Insoli di Crema, un organo liturgico, quasi simile a quello [della Chiesa] del Crocefisso.
Una targa sulla colonnina sinistra che regge il palco dell'organo riporta infatti l'anno di costruzione e l'allora cappellano della Chiesa, con un breve messaggio "A DIO ONNIPOTENTE / FONTE DI ARMONIA / QUESTO LITURGICO ORGANO / 8 MAGGIO 1910 / CAN. FRANCESCO QUACQUARELLI".
Nel 1951 Mons. Giuseppe D'Angelo fece realizzare dal signor Alessio Mattia, valente artigiano di Bari, una grande raggiera con doratura a 22 carati e nuvola in argento per l'esposizione dell'eucarestia, arredo sacro di gran pregio costato la considerevole somma di lire trecentomila. (La raggiera è stata poi restaurata nel 1992 dal parroco del tempo Don Giuseppe Lapenna)
Il 9 luglio 1967, ricorrendo il XXV di Sacerdozio di Don Cosimo Quacquarelli, Mons. Giovanni Papa di lui scriveva:
... abbiamo avuto modo di ammirare lo zelo instancabile del parroco, in una parrocchia di circa 7 mila anime, sino al novembre 1965 privo di vice parroco: sempre gioviale e allegro, dominatore di secstesso, mai impaziente, pronto a qualunque ora, anche nelle più inopportune, generoso con tutti, premuroso specialmente verso gli infermi che con tanto amore visita di frequente ... . Fiducioso nella Divina Provvidenza egli ha potuto completare con fede e serenità i lavori di abbellimento della Chiesa ...
Dal 5 novembre 2016 la Parrocchia è stata affidata dal Vescovo Mons. Luigi Mansi a
Don Pasquale Gallucci,
nato il 10 febbraio 1970 ed ordinato sacerdote il 29 giugno 1996, già educatore nel Pontificio Seminario Regionale di Molfetta
e dal 2009 fino a questo incarico rettore del Seminario Diocesano di Andria.
Don Pasquale dall’ottobre 2019 è stato coadiuvato Padre Francesco Piciocco e dall'ottobre del 2021 da Don Vincenzo Pinto.
Sacerdote dalla forte personalità, che credeva fermamente nel suo Sacerdozio come dono e missione, Don Raffaele Daniele, colse con avidità i fermenti del Concilio Vaticano II come urgenti indicazioni pastorali, lavorò in maniera capillare e diretta a servizio della Chiesa, lottò con passione, senza arrendersi mai.
Così lo descrive Don Francesco Santovito a pag. 7 del volume “Don Raffaele Daniele ‘sacerdote a servizio’ ” (edito nel 2009 per le ‘Grafiche Guglielmi’).
Nelle pagine 9-29 dello stesso volume Beppe Tortora ne traccia il profilo biografico; eccone qualche stralcio:
Mons. Brustia intravide in questo giovane prete tutto l’entusiasmo per la cura e per la formazione dei piccoli e, nell’Ottobre del 1963 gli affidò l’incarico di assistente diocesano dei fanciulli di A.C. e dei chierichetti.
Gran parte della sua vita sacerdotale fu da allora dedicata alla formazione religiosa di tutti e tre i settori dell’A.C., fanciulli, ragazzi, adulti, dei catechisti-educatori; contemporaneamente ricoprì, in vari periodi, incarichi parrocchiali in Sant’Angelo, in S. Maria Assunta e S. Isidoro a Montegrosso, in S. Luigi a Castel del Monte.
La sua presenza nella comunità di S. Angelo durò per 35 ininterrotti anni, a partire dal 1972. … Nel mese di febbraio 1988 il Vescovo accettò la rinunzia nell’ufficio di parroco di don Cosimo Quacquarelli e nominò don Raffaele amministratore parrocchiale, assegnando come collaboratore don Giuseppe Lapenna. … In soli cinque mesi don Raffaele ‘rivoluzionò’ la parrocchia. Iniziò la ristrutturazione degli ambienti parrocchiali per renderli più accoglienti e decorosi; il suo servizio coincise col pensionamento del sagrestano e decise, così, di installare l’impianto elettrico delle campane. … Quando la responsabilità della comunità passò a don Peppino Lapenna, non abbandonò la sua collaborazione pastorale a S. Angelo ...
Questo incarico coincise con la fase conclusiva della sua vita e lo svolse con lo stesso zelo pastorale che aveva contraddistinto da sempre il suo ministero sacerdotale … fino al 13 dicembre 2007, quando fu chiamato dal Padre ad entrare nella Gerusalemme celeste.
NOTE
"Morto l'Arciprete Leone (nell'aprile del 1901) venne a succedergli il Canonico Cantore D. Antonio Quacquarelli, nel settembre del medesimo anno 1901.
Il Quacquarelli, che fu il più zelante sostenitore dei diritti capitolari, circa l'Amministrazione dei beni dell'Arcipretura curata, faceva sperare che, finalmente, avrebbe finito col cedere al Capitolo quei beni che, fino allora, non avevano voluto cedere i due suoi predecessori, Memeo e Leone. E, infatti, appena messo nel possesso dell'Arcipretura Curata, consegnò l'amministrazione dei relativi beni nelle mani del Capitolo, il quale delegò i Canonici Matera ed Agresti ad amministrarli; riserbandosi poi di definire il quantitativo della rendita da assegnarsi al Quacquarelli. ..."
L'Agresti, nel seguito del XIX capitolo, riporta come si conclude la vicenda, con una sentenza della Sacra Congregazione Generale della Santa Sede del 1904.
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]