la volta

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panoramica della volta
[panoramica della volta - elaborazione elettronica su foto di "Sabino Di Tommaso" - 01/2014]

La volta della navata

La volta della navata è realizzata con una controsoffittatura a cannicciata, incatenata alla capriata del tetto (come nella chiesa di Sant'Agostino, ove tuttavia l'ultimo restauro ha evidenziato che al posto delle canne sono stati utilizzati tondi rametti pieni).
Gli affreschi, come si è annotato nella pagina riguardante la navata,
stando a quanto testimoniato dal “Giornale enciclopedico di Napoli” del luglio-settembre 1820, furono realizzati dal pittore molfettese Franceco Calò.

Michele Agresti in Il Capitolo Cattedrale di Andria ed i suoi tempi, a pag. 78, così descrive la volta:

La volta di questa Chiesa è pure decorata di altri tre affreschi del medesimo Calò,
l’uno rappresentante la prova del mistero della SS.ma Trinità, data da S. Nicola agli Ariani, col miracolo del mattone premuto fra le mani, dal quale ne uscì una fiamma, che salì al cielo, uno zampillo d’acqua, che si sparse sulla terra, restando la creta fra le mani;
l’altro rappresentante S. Nicola, che celebra in presenza d’una turba di eretici, convertiti alla fede;
il terzo rappresentante il rimpatrio del garzone barese, di cui è fatta parola innanzi [quello del giovane barese, fatto schiavo dei Turchi, e dal Santo restituito in patria, mentre stava a servire da coppiere ai gran Pascià.]

Si noti, sul passaggio alla volta del presbiterio, un grande drappeggio con uno stemma, riportante la data del 1887, che ricorda la ristrutturazione eseguita in quell'anno, i simboli della dignità episcopale di S. Nicola e quelli caratteristici del libro con le tre palle d'oro.
Dalla chiave dello stesso arco pende un pregevole e grande lampadario in vestro di Murano, nella scheda (del 1993) del Catalogo generale dei Beni culturali classificato come opera dell'Ottocento, alto cm 180 e del diametro di cm 140, ed ivi illustrato con la foto n.1600168691 - Lampadario ambito veneto.

stemma sull'arco presbiteriale    lampadario in vetro di Murano
[stemma e lampadario sull'arco tra navata e presbiterio" - foto Michele Monterisi" - 05/2007]


Qui sotto si riproducono i particolari dei tre quadri della volta, per i quali ripetiamo la descrizione utilizzando sia il testo che Giacinto Borsella scrisse a pag. 134 della sua "Andria Sacra" che alcune note e citazioni di approfondimento letterario.

San Nicola al Concilio di Nicea

1° medaglione, verso l'ingresso (osserva il Borsella)

… procedendo agli altri affreschi della volta bastantemente alta, la quale cammina a livello sino all’ingresso del Tempio, veggonsi i più tre strepitosi miracoli del S. Pastore. Nel primo prova agli Ariani il mistero della Trinità premendo tra le palme un mattone da cui sfavillò fiamma che salì al cielo, scatorì dell’acqua al suolo, rimastogli la creta nelle mani.

S. Nicola davanti a Costantino al Concilio di Nicea: miracolo del mattone a 
	supporto della mistero della Trinità
[S. Nicola davanti a Costantino al Concilio di Nicea: miracolo del mattone a supporto della mistero della Trinità - foto di "Sabino Di Tommaso" - 2015]


San Nicola e gli stratelati

2° medaglione, del Calò, centrale (scrive il Borsella):

… Nel secondo [medaglione] con tutta la pompa [S. Nicola] celebra l’incruento sacrificio [eucaristico] in presenza d’una turba di eretici convertiti alla fede.

Nicola incontra e benedice gli stratelati (capi militari inviati da Costantino) che l'onorano con doni
[Nicola, vescovo di Mira, incontra e benedice gli stratelati (capi militari inviati da Costantino) che l'onorano con doni - foto di "Sabino Di Tommaso" - 2015]

In questo affresco non è rappresentato quanto il Borsella e l'Agresti affermano nei loro testi.
La scena raffigura il solenne momento in cui il vescovo Nicola incontra e benedice gli stratelati (ufficiali di Costrantino) i quali, ingiustamente accusati di congiura, sono tornati a ringraziarlo per averli salvati dalla condanna a morte e a offrirgli alcuni doni portati per conto dell'Imperatore
.
Questo incontro storico avviene poco tempo dopo un precedente intervento salvifico di Nicola: quello in cui salva la vita di tre innocenti cittadini di Mira in procinto di decapitazione, ingiustamente accusati di disordini, che invece erano stati provocati da alcuni soldati smodati e rissosi [1].


San Nicola libera un giovane dalla schiavitù dei Saraceni

3° medaglione, del Calò, verso il presbiterio (annota il Borsella):

… Nell’ultimo rimpatria in Bari quel leggiadro garzone di cui si e parlato poc’anzi [... quel nobile giovinetto Barese, che secondo la tradizione fatto schiavo da Turchi trovavasi a servire un Pascià da coppiere. Quindi, avvenne, che ricorrendo la festività del Santo in sua Patria, sospirava nel dolore di non trovarsi ivi per goderla.... Quand’ecco apparve il mitrato di Patara, e preso il coppiere per il ciuffetto dei capelli, tradusselo nella patria …].

il barese liberato dai Turchi
[S. Nicola libera il giovane Basilio (o Adeodato) dai Saraceni - foto di "Sabino Di Tommaso" - 2015]

Il Borsella racconta la liberazione del giovane dai Turchi, basandosi sulla tradizione.
Tuttavia i più antichi manoscritti (membranacei e in gran parte archiviati tra i Codici Vaticani) descrivono la vicenda culminata nel miracolo come svoltasi tra la città di Tiro (nell'attuale Libano) e Creta. In Tiro viveva il giovane Basilio con la sua famiglia e, rapito dai Saraceni il giorno della festa del Santo, fu donato come schiavo all'Emiro dell'isola di Creta, presso il quale etnarca fu adibito alla mansione di coppiere. Nel giorno del 1° anniversario del rapimento San Nicola lo libererò facendolo trovare istantaneamente nella sua casa di Tiro.
Il documento è leggibile in questo sito tra quelli di questa Chiesa di San Nicola.

NOTE
[1] Dal sotto citato testo settecentesco in latino dell’allora Arcivescovo di Santa Severina (KR) Nicolò Carminio Falcone (1681-1759), da lui riportato molto fedele all’originale greco del manoscritto vaticanense, si trascrive e si traduce un importante episodio storico vissuto da San Nicola durante il suo episcopato a Mira, in quanto ai critici è apparso molto veritiero per i dettagli che solo un contemporaneo ed addentrato nei fatti di corte poteva conoscere. In questo documento, tra l’altro, si racconta l’incontro di San Nicola con tre strateghi-comandanti al servizio di Costantino, il salvataggio dalla decapitazione di tre innocenti ingiustamente accusati di sedizioni in un villaggio presso Myra e, successivamente, il salvataggio da sicura morte degli stessi Comandanti, anch’essi ingiustamente accusati di congiura contro l’Imperatore.
Qui si riporta solo lo stralcio del documento dove si narra la liberazione ed il ritorno dei tre comandanti da San Nicola, per ringraziarlo di averli salvati da morte e porgegli i doni a Lui inviati dall'imperatore Costantino. Il testo completo può essere letto nel documento linkato in calce.
[trascrizione del testo originale in latino] [traduzione]
Temporibus, quibus Constantinus imperator imperabat, a Taiphalis in Phrygia, seditio quædam conflata est: quæ ut ad Imperatorem Constantinum delata fuit; is protinus tres copiarum duces misit, Nepotianum, Ursum, & Herpylionem, sic nuncupatos; & cum eis pariter, ipsis subjectos milites. Qui solventes e littore felicissimæ urbis Constantinopoleos; in Lyciorum Provinciam appulerunt, in portum oppidi Andriacis (quæ a Myrorum metropoli tribus milliaribus distat) & descenderunt illuc; quod eis haud prospere cederet navigatio. … … …
Nei tempi in cui governava l’imperatore Costantino, in Frigia una certa ribellione fu fomentata dai Taifali: appena essa fu riferita all'imperatore Costantino, questi inviò immediatamente tre στρατηλάτης, comandanti chiamati Nepoziano, Ursus ed Erpilione, e con essi le guarnigioni a loro assegnate. Questi, salpati dal porto della floridissima Costantinopoli; sbarcarono nella provincia della Licia, nel porto della città di Andriake (che dista tre miglia dalla metropoli di Myra) e là scesero, perché la navigazione non era più propizia. … … …
… … …Imperator autem ipsis dixit: «Dicite mihi, quis iste sit Nicolaus?» Tunc itaque respondens Nepotianus exposuit Imperatori, quæ Sanctus fuerat operatus; & quomodo tres illos a morte revocaverat: & quomodo ipsi quoque eum in carcere invocaverant. Dixit eis igitur Imperator: «Non ego largior vobis vitam, sed Nicolaus, quem invocastis. Quapropter abite, & detonsa coma liberi estote.» Et Evangelium aureum eis dedit, & duo etiam aurea candelabra; liberosque dimisit eos. Qui ubi in Lyciam pervenerunt, suas comas deposuerunt, & quas habebant pecunias, pauperibus tradiderunt: & sic ad multos annos perfecerunt; glorificantes Patrem, & Filium, & Sanctum Spiritum, nunc & semper, & in secula seculorum. Amen.
… … … Chiese loro ancora l’Imperatore: «Ditemi, Chi è questo Nicola?» Nepoziano allora rispondendo all'Imperatore spiegò cosa aveva fatto il Santo; e come aveva salvato dalla morte quei tre: e come anch'essi lo avevano invocato in carcere. Disse allora a loro l’Imperatore: «Non sono io che vi risparmio la vita, ma Nicola, che avete invocato. Perciò andate e siate liberi con i capelli decentemente rasati.» Quindi diede loro un vangelo dorato, come pure due candelabri d'oro [per San Nicola]; e li mandò via liberi. Giunti essi in Licia, si tagliarono i capelli, donarono ai poveri il denaro che avevano e così continuarono per molti anni, glorificando il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.

[il testo latino è tratto da Nic. C. Falconius, S. Nicola e la vicenda degli ufficiali di Costantino - in “ Sancti Confessoris Pontificis et Celeberrimi Thaumaturgi Nicolai Acta primigenia, nuper detecta, & eruta ex unico & veteri Codice Membranaceo Vaticano”, Napoli, 1751, cap. “Acta S. Nicolai Episcopi Myrorum”, pp. 29-32 - Ex eodem Vaticano Codice num.121, pag.249.]


[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]