[Il borgo di Andria a fine Seicento nella veduta di Cassiano De Silva - elab elettr. del colore Sabino Di Tommaso]
Prima del secolo undicesimo Andria non aveva mura e, nei documenti finora trovati, era considerata un locus - villaggio dipendente dalla civitas - città di Trani. Furono i Normanni a dotarla di mura ed elevarla al rango di città incrementandone prestigio e potere sul territorio circostante.
Le complesse vicende storiche che indussero i Normanni a dotare Andria di mura sono ben sintetizzate da Pasquale Barbangelo nel testo sotto citato; qui si riportano dei brevissimi stralci dal 1° capitolo della parte terza per una semplice scansione cronologica, invitando ad approfondire l’argomento leggendo interamente lo studio dell’autore.
Nel 1043 … il Principe di Salerno Guaimaro V … investì Guglielmo [Braccio di Ferro] della Contea di Puglia, le cui terre furono distribuite fra i dodici capi: tanto quelle già conquistate, quanto quelle ancora da conquistare.A Pietro, figlio di Amico, toccò Trani, caposaldo bizantino in una Puglia che, tra rivolte e sanguinose repressioni, stava solo cambiando padrone. La conquista non era facile: … Pietro, per bloccarla e crearsi nel contempo delle valide basi operative, la strinse entro un “quadrilatero” di centri fortificati: due sulla costa – Bisceglie e Barletta – e due nell’interno – Andria e Corato. Fu allora che Andre da “villa” divenne “castrum/civitas” e si accrebbe della popolazione dei “loci” viciniori, …L’8 maggio 1046 Guglielmo Braccio di Ferro sconfisse i Greci sotto le mura di Trani. Forse solo allora la città fu assegnata al Conte Pietro di Amico, che o non vi prese possesso che di nome o, se l’ebbe, lo perse poco dopo. …Andria, Corato, Bisceglie e Barletta dovettero prendere l’assetto di “civitates/castra” nel decennio precedente al 1054. Certamente Andria era cinta di mura e munita di fortilizio nel 1059, perché Pietro se ne servì come sua estrema difesa, combattendo contro Roberto il Guiscardo che – morto Umfredo (1057) – egli s’era rifiutato di riconoscere Duca di Puglia e di Calabria.
Nella prospettiva di Cassiano de Silva, qui riprodotta, son ben visibili le mura della città e alcune sue porte: Porta del Castello con un contrafforte sulle mura di nord-est, Porta Sant’Andrea tra le mura verso ovest, Porta La Barra a sud. Tra queste ultime due porte nel '700 fu costruita Porta Nuova, mentre forse già del XIII secolo era stata abbattuta gran parte di Porta Santa per edificarvi l’omonima chiesa dedicata alla Vergine Maria.
Per uno studio approfondito sulle mura e sulle porte si leggano le seguenti ottime ricerche:
In questa pagina è anche possibile osservare le PORTE ›› in immagini del XV secolo)
A fine Seicento, un ventina d’anni prima che Cassiano de Silva disegnasse la sua veduta
della nostra Città (nella foto sopra), il poeta andriese Ferdinando Fellecchia
ne descriveva una altrettanto bella e precisa nel suo poema
su “La vita del gloriosissimo S. Riccardo primo vescovo, e padrone d’Andria”.
Ecco le prime stanze del VI canto in cui il Fellecchia descrive poeticamente Andria,
non disdegnando di credere anche alle sue fantasiose origini diomedee.
[estratto da “La vita del gloriosissimo S. Riccardo primo vescovo, e padrone d'Andria“
di Ferdinando Fellecchia, per Salvatore Castaldo reg. stampatore, Napoli, 1685, Canto VI, pagg. 91, 107
(trascritto dalla copia digitalizzata del volume della Biblioteca Comunale di Andria, consultato in Internet culturale il 27/11/2014)]
Il locus Rudas del periodo romano, l’Andre nell’alto medioevo e, successivamente la Città di Andria, questo agglomerato residenziale nelle varie epoche era allacciato agli altri centri abitati da una serie di tracciati viari che si erano scarsamente evoluti nel corso dei secoli.
Ancora a metà Ottocento la viabilità nel Regno di Napoli era altamente precaria.
Una tanto efficace quanto sintetica descrizione del suo stato la esplicita lo storico Ernesto Galli della Loggia nel sotto citato testo.
A metà Ottocento ... non certo migliore era la condizione della viabilità,
la cui esecuzione e manutenzione era affidata perlopiù ai poteri locali.
In Sicilia
le strade carrozzabili erano quasi del tutto assenti. Egualmente per
quanto riguarda molte località del Mezzogiorno continentale: ad
esempio, la maggior parte dei comuni della Basilicata
(la più grande provincia continentale del Regno) e molte località calabresi erano
completamente isolate, raggiungibili solo attraverso sentieri o tracciati “naturali”.
La strada da Bari a Napoli era percorribile da chiunque
ma solo a proprio rischio e pericolo, infestata com’era in permanenza
dalla presenza di bande brigantesche specie al passaggio del Vallo di
Bovino, tra i monti della Daunia, dove sulle spallette del ponte sul
Cervara facevano bella mostra di sé, a scopo ammonitorio (benché
di effetto assai scarso), quattro o cinque gabbie di ferro contenenti le
teste mozzate di alcuni briganti.
[tratto da Ernesto Galli della Loggia, “Risorgimento e Mezzogiorno: la difficile unità”, in “Vita e Pensiero”, bimestrale di cultura e dibattito dell'Università Cattolica, anno CVI, n° 5, Sett-Ott. 2023, pp. 100-101]
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]